Le borse asiatiche hanno chiuso in forte calo il 26 giugno, con una nuova ondata di vendite che ha colpito in particolare il settore tecnologico e dei semiconduttori. La seduta è stata caratterizzata da un marcato ribasso dei principali indici, in seguito all'annuncio di Apple di un aumento del 20% dei prezzi di listino per far fronte all'incremento dei costi dei processori.
Andamento dei mercati e impatto sul settore tecnologico
A Tokyo, l'indice Nikkei ha perso il 4,15%, mentre Seul ha registrato una flessione del 5,81% e Taiwan del 3,64%. Sidney (+0,18%) è apparsa poco mossa.
Ancora aperte, Hong Kong (-1,92%), Shanghai (-2,05%) e Singapore (-0,86%) hanno segnato cali. Mumbai è rimasta chiusa per festività.
L'annuncio di Apple ha avuto un impatto significativo sul comparto tecnologico. Il colosso di Cupertino ha comunicato un rialzo dei prezzi per i suoi dispositivi, tra cui iPad e MacBook, a causa dell'aumento dei costi di memoria e storage. Questa decisione ha contribuito a raffreddare l'ottimismo degli investitori sul settore tech, con Apple che ha subito una perdita di circa il 6,1% in borsa, pari a circa 250 miliardi di dollari di capitalizzazione. Anche Microsoft ha annunciato un aumento dei prezzi per le console Xbox fino a 150 dollari a livello globale.
Contesto dei mercati e dati aggiuntivi
L'indice MSCI Asia-Pacifico escluso il Giappone ha chiuso la settimana con una perdita del 3,4%, dopo aver toccato un massimo storico lunedì. Il settore dei semiconduttori ha visto forti oscillazioni: le azioni di Micron Technology sono salite quasi del 16% nella settimana a seguito di risultati trimestrali positivi, ma l'entusiasmo degli investitori è stato limitato dalle tensioni sui prezzi e dalla volatilità generale dei mercati.
Nel comparto valutario, lo yen giapponese si è mantenuto vicino ai minimi degli ultimi quarant'anni, attestandosi a 161,82 per dollaro. I future europei sono risultati positivi, negativi invece quelli Usa. Gli analisti hanno evidenziato che le operazioni di fine mese e di fine trimestre potrebbero aver contribuito all'elevata volatilità osservata nei titoli tecnologici.