Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha preso atto della decisione di Banco Bpm di interrompere le consultazioni per una potenziale aggregazione. La comunicazione di Mps, diffusa il 31 luglio 2026, segue le considerazioni espresse da Crédit Agricole e la successiva posizione del consiglio di amministrazione di Banco Bpm. Quest'ultimo, pur riconoscendo il forte razionale strategico e industriale del progetto, ha deliberato di porre fine al dialogo, che Mps considerava propedeutico a una fase negoziale.

La banca senese ha ribadito il proprio impegno nell’implementazione del piano di crescita e nell’integrazione con Mediobanca.

Mps ha inoltre dichiarato che continuerà a valutare ogni opzione strategica nell’interesse di tutti gli stakeholder, in un contesto di intense trattative nel settore bancario.

Interruzione delle consultazioni e scenario bancario

Le consultazioni tra Mps e Banco Bpm erano state avviate per esplorare un’aggregazione di interesse strategico. La decisione di Banco Bpm di interrompere il processo, pur confermando il potenziale valore dell’operazione, è stata influenzata anche dal ruolo di Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con una quota salita a circa il 30%.

Precedentemente, era stata esaminata l'ipotesi di una fusione tra pari tra le due banche. Questa soluzione prevedeva una struttura mista di azioni e una componente cash, configurandosi come alternativa all’offerta da 35 miliardi di euro avanzata da Intesa Sanpaolo per Mps.

L'obiettivo era preservare l’indipendenza di Monte dei Paschi, creando un terzo grande gruppo bancario nazionale in grado di competere con i maggiori attori. Tale operazione avrebbe probabilmente incluso la cessione di alcuni sportelli per rispondere a eventuali rilievi antitrust.

Il futuro di Mps: piano di crescita e opzioni strategiche

Mps conferma la sua determinazione a proseguire con il piano di crescita e l’integrazione con Mediobanca. La banca vanta un eccesso di capitale di 3,3 miliardi di euro (dato di fine 2025) e la possibilità di monetizzare la partecipazione del 13,3% in Generali. Il consiglio di amministrazione di Mps aveva in passato espresso perplessità sull’offerta di Intesa Sanpaolo, giudicandola insufficiente, mentre aveva riconosciuto che la proposta di fusione con Banco Bpm meritasse una valutazione approfondita e rigorosa.

L'interruzione delle consultazioni con Banco Bpm segna un momento cruciale nel processo di consolidamento del sistema bancario italiano. Mps ribadisce l'impegno a esplorare tutte le vie strategiche disponibili, con l'obiettivo primario di tutelare gli interessi di tutti i propri stakeholder.