La Rsu di Genova Cornigliano ha espresso profonda preoccupazione per l'imminente applicazione della sentenza della Corte d'Appello di Milano, che impone la chiusura dell'area a caldo di Taranto entro novanta giorni. Questa decisione, ormai confermata, prefigura gravi ricadute occupazionali sull'intero gruppo siderurgico, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e la stabilità dell'industria italiana.
In una nota ufficiale, la rappresentanza sindacale unitaria ha lanciato un appello urgente al Governo, chiedendo un intervento risolutivo per salvaguardare la siderurgia nazionale.
L'obiettivo primario è garantire la continuità produttiva di tutti gli stabilimenti del Gruppo e preservarne l'unità e la coesione. La Rsu ha inoltre avanzato proposte concrete per la gestione di eventuali esuberi, suggerendo che questi siano affrontati esclusivamente attraverso strumenti volontari di ammortizzazione sociale, quali buone uscite e prepensionamenti, e promuovendo un necessario ricambio generazionale all'interno dell'intero Gruppo.
Le richieste operative per la continuità produttiva
Per assicurare l'immediata operatività, la Rsu sollecita la garanzia della continuità degli impianti di laminazione. Questo verrebbe realizzato tramite l'acquisto di bramme e la laminazione di rotoli destinati a tutti i siti produttivi.
Viene sottolineato che i due treni a caldo di Taranto possiedono una capacità potenziale di otto milioni di tonnellate, un volume sufficiente a sostenere la piena produzione degli impianti di laminazione di Taranto, Genova, Novi Ligure e di tutte le altre strutture del Nord Italia.
La Rsu insiste affinché il tavolo tecnico convocato a Palazzo Chigi si traduca rapidamente in una soluzione concreta e duratura. Tale soluzione dovrà basarsi su investimenti mirati, un percorso di decarbonizzazione, la tutela dell'occupazione e la garanzia della salute e della sicurezza dei lavoratori. Con fermezza, la Rsu ribadisce il suo "no" alla chiusura dell'area e avverte che, in assenza di risposte concrete e positive in tempi rapidi, la mobilitazione sarà inevitabile.
"Ci aspetta un autunno di forte protesta a difesa del lavoro, dell'industria e del futuro della siderurgia italiana", conclude la nota, preannunciando un periodo di intensa lotta.
Il contesto della sentenza sull’area a caldo di Taranto
La decisione della Corte d’Appello di Milano prevede la sospensione delle attività dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto entro novanta giorni. Questa misura è condizionata al mancato completamento della bonifica dell’amianto presente negli impianti e alla mancata riduzione delle emissioni di polveri sottili a livelli compatibili con una produzione annua di sei milioni di tonnellate di acciaio. Il provvedimento giudiziario è motivato dalla persistenza di un rischio significativo per la salute pubblica, direttamente collegato all’ammaloramento dello stabilimento e alle sue emissioni inquinanti.