Sembra uno di quei temi che qualche maestra acida e zitella ti assegnava alle elementari, qual è l'Europa che vorresti Federico, qual è l'Europa che sogni, qual è l'Europa che non vorresti, qual è l'Europa che ti piace e quella che non ti piace, e altri quesiti più o meno similari, quegli stessi quesiti che, più che noi stessi, dovrebbero chiedersi i politici, i politici che anziché pensare a questa e quell'altra menata potrebbero anche camminare per le strade delle diverse città europee per capire subito (ma forse lo sanno già) che l'Unione Europea è soltanto un pezzo di carta, una mera frase di circostanza, un organismo politico che non esiste di fatto e forse non esisterà mai. 

L'Europa che vorrei

Che sia banale è fuor di dubbio, ma sinceramente vorrei un Europa più collegata, più connessa, ma non a livello finanziario eccetera eccetera, quelle sono questioni che lasciano un po' il tempo che trovano, ma un Europa più collegata mentalmente parlando, ovvero che chi sta in Sardegna come me possa pensare allo stesso modo di uno che in questo momento si trova, che ne so, a Dublino, magari mentre guarda l'alba,  come me adesso, possa avere le stesse emozioni, possa essere realmente collegato con quella e quell'altra persona, fino a creare una sorta di rete wireless fatta di pensieri, parole, opere (e omissioni), perché in fondo internet non è altro che una grande metafora della popolazione tutta, terrestre e non, e io - come tutti d'altronde - non vorrei ritrovarmi in un luogo dove la pagina web non è disponibile.