L'idea, nata a Venezia, non solo è riuscita a mobilitare gran parte dell'Italia, che negli ultimi giorni è scesa per le strade senza scarpe, ma è addirittura uscita fuori dai confini italiani mobilitando i cittadini di alcune delle principali città europee tra cui Atene, Copenhagen, Stoccolma e Londra, tanto per citarne alcune.

I cittadini europei hanno deciso di scendere in prima linea per chiedere l'apertura delle frontiere. A Londra è sceso in strada anche Jeremy Corbyn, il neoeletto leader del partito laburista.

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E non è un caso che le critiche più accese arrivino proprio dal Regno Unito, da cui il premier Cameron ha recentemente fatto sapere che non intende aderire al sistema delle quote per la ripartizione dei rifugiati.

Opinione condivisa anche dal governo danese. In ogni caso Londra ha dato la sua parola: in cinque anni si impegnerà ad accogliere almeno 20mila rifugiati.

Di tutt'altro avviso i paesi dell'Est a partire dall'Ungheria, dove esiste ancora il muro della vergogna tirato su per impedire l'arrivo dei migranti e dove si ha l'intenzione di continuare con la costruzione di una seconda barriera lungo il confine con la Croazia.