Calais, Nord della Francia: una storia millenaria che inizia fin da quando i romani la chiamarono Caletum, e che continua con le mille battaglie tra Francia ed Inghilterra per assicurarsene il dominio, a causa della sua posizione strategicamente perfetta. Sono passati secoli, ma non è cambiato nulla: affacciata davanti le bianche scogliere di Dover, miraggio per migliaia di rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa, oggi Calais è ancora un punto di arrivo (o di partenza) per tutti quelli che voglio tentare di raggiungere il Regno Unito passando dalla Francia. 

Siriani, Iracheni, Afghani, Eritrei: a Calais arrivano in migliaia, senza sosta

E mentre Francia ed Inghilterra stavano a guardare, palleggiandosi nel solito scaricabarile la responsabilità prima, e la gestione poi, di una situazione così delicata, il numero di rifugiati è cresciuto così tanto da dare vita ad una piccola città. “The Jungle”, la chiamano: un ammasso di fango,  tende e stracci che conta più di 6.000 abitanti, con tanto di moschee, negozi ed una chiesa.

Non perdere gli ultimi aggiornamenti Segui il Canale Lega Nord

Una vera e propria comunità autogestita che però ha le ore contate: il governo francese ha deciso infatti di trasferire tutti i suoi abitanti in nuovo campo nelle vicinanze, costituito da vecchi container una volta utilizzati per il trasporto merci.

Sicuramente più igienici e meno esposti alle intemperie delle baracche di “The Jungle”, ma disposti all’interno di quello che sembra in tutto e per tutto un carcere: cancelli, sbarre, porte, inferriate, e l’obbligo di registrare le proprie impronte digitali in 3D se si vuole essere ammessi all’interno. Senza contare che, secondo i piani del governo francese, in ogni container dovrebbero prendere posto dalle 12 alle 14 persone: uno spazio vitale minimo. E così, nonostante le condizioni di “The Jungle” siano di gran lunga peggiori di quelle di una Jungla vera, i suoi abitanti non ne vogliono sapere di trasferirsi nella nuova destinazione.

L’arrivo dei Bulldozer è previsto per lunedì Mattina

The Jungle inoltre non è l’unico caso simile in Francia: a Dunquerke, 40 km da Calais, sempre sulla costa nord in direzione Belgio, è nato Grande-Synthe, un’inferno con 3.000 abitanti e noto rifugio per contrabbandieri di ogni tipo. Anche in questo caso, il governo francese aveva scelto la linea dura della demolizione: è servito l’intervento di Medici Senza Frontiere ed una mediazione durata settimane per far approvare il piano di una ri-allocazione del campo in una struttura attigua e più controllata. Contemporaneamente, la Francia ha aumentato considerevolmente i controlli ed il dispiegamento di forze presso il Porto di Calais.

I migliori video del giorno

Come ha dichiarato anche Nicolas Pauliac, della prefettura del Pas de Calais,: “È evidente che da oggi sarà praticamente impossibile raggiungere il Regno Unito partendo da Calais”. Il messaggio sarà arrivato anche nella Jungla?