La Sharing Economy è una vera e propria rivoluzione, in quanto modifica il modo di vivere la quotidianità delle persone: nuovi modi per spostarsi, viaggiare, fare la spesa, acquistare qualunque tipo di bene, fornirsi di qualunque tipo di servizio.

Se n’è accorta anche al Commissione Europea, che ha deciso di regolamentare un settore in incredibile espansione: l’iter è iniziato nel settembre scorso, con un consultazione pubblica volta a comprendere lo stato dell’arte della Sharing Economy nel Vecchio Continente.

Uno dei maggiori dubbi della Commissione riguardava la soddisfazione dei consumatori in merito ai loro diritti ed alle informazioni relativi ai servizi utilizzati: dubbio che è stato spazzato via dai risultati, che vedono gli utenti soddisfatti, quando non entusiasti, delle policy delle compagnie Uber style.

La posizione dell’UE

Prima che i risultati della consultazione fossero resi noti, la Commissione aveva dichiarato che avrebbe rilasciato delle nuove leggi elaborate appositamente per regolamentare le compagnie come Uber e AirBbnb: ma già a fine novembre, quando la volontà dei consumatori era evidentemente chiara, c’è stata la marcia indietro.

E’ previsto solo un manuale con delle linee guida su come applicare le leggi già esistenti nei vari paesi dell’Unione, che verrà pubblicato ad inizio Marzo, come annunciato dalla Presidente della Commissione per l’Industria Elżbieta Bieńkowska.

La lotta delle lobby

Gli operatori tradizionali, come ad esempio i servizi di taxi nel settore dei trasporti o le federazioni alberghiere in quello dell’hospitality, in passato hanno già gridato allo scandalo e dichiarato spesse volte illegali le compagnie basate sulla sharing economy, criticando aspramente i loro aspetti fiscali ed addirittura accusandoli di modificare irrimediabilmente gli schemi di protezione sociale in Europa.

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Pensiamo alle leggi promulgate ad hoc dal Comune di Roma in materia di Bed and Breakfast nel periodo del Giubileo che impongono periodi di chiusura insostenibili per tutte le attività ricettive non professionali, o ai servizi di Uber che sono stati vietati in Spagna e fortemente limitati sia in Italia che anche in Francia, Germania, Belgio e Olanda.

Le guidelines entro aprile

Di diverso avviso però sembrano essere al Parlamento Europeo, come esemplificato dalle parole di Carlos Moedas, presidente della Commissione per l’Innovazione: “Il nostro ruolo è quello di essere dalla parte di chi introduce miglioramenti positivi nella vita delle persone. La sharing economy rappresenta un elemento importante per il futuro dell’economia dell’Unione Europea, e noi non possiamo ostacolarne lo sviluppo, purchè avvenga nel rispetto delle regole. ” 

I principi fondamentali a cui le guidelines sembrano ispirarsi sono fondamentalmente 3:

  • Facilitare l’introduzione di servizi innovativi per la comunità
  • Proteggere i consumatori
  • Assicurare che i diversi modelli di business ( Sharing e Tradizionale) operino in assoluta parità di condizioni

Trovare il giusto equilibrio tra queste tre tematiche è la sfida a cui sono sottoposti i legislatori: secondo l’iter di Bruxelles, le guidelines saranno elaborate entro i primi giorni di Marzo, e pubblicate online per la fine di Aprile.