Rapimento, detenzione illegale, abuso del segreto di Stato: sono queste le accuse mosse dalla Corte di Strasburgo all’Italia sul caso dell’ex Imam Abu Omar. Il verdetto è pesante, nonostante le prove presentate dall’Italia di cui la Corte ha tenuto conto. Lo Stato italiano era consapevole del fatto che Abu Omar era vittima di un’operazione iniziata con il suo sequestro in Italia e proseguita in seguito con il suo trasferimento fuori dai confini nazionali. Un caso di ‘’extraordinary rendition’’ come lo chiamano gli inglesi che ha visto coinvolti nel rapimento sia agenti della Cia che dei servizi segreti italiani.

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E, proprio in riferimento agli agenti della Cia, non mancano le critiche per la grazia concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella agli agenti segreti americani.

I tre agenti furono condannati proprio per l’operazione di ‘’extraordinary rendition’ ma per Strasburgo le ‘’grazie’’ sarebbero state il frutto di un accordo tra la Cia e lo Stato italiano.

Il nostro Paese, inoltre, avrebbe abusato del segreto di Stato, applicandolo in maniera del tutto inopportuna: consentendo a chi ha rapito e maltratto Abu Omar di rimanere impunito. Per Strasburgo si tratta di una strategia messa in atto per coprire i colpevoli.

Oltre al danno la beffa. L’Italia dovrà anche risarcire l’Imam e sua moglie per danni morali: lui con 70 mila euro e la consorte con 15 mila euro.

 Intanto Luca Bauccio, legale di Abu Omar plaude alla decisione della Corte di Strasburgo e critica coloro che negli anni, con l’ostruzionismo, hanno impedito che la verità potesse venire a galla. “Lo Stato italiano non ha seguito una buona condotta morale; le prove utilizzate per il processo sono state spesso infangante e nascoste’’.

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Lo Stato italiano ha tre mesi di tempo per intervenire sulla sentenza. Se, infatti, entro questo arco temporale l’Italia non richiederà un nuovo esame, la condanna sarà definitiva.

Una vicenda, quella dell’ex Imam, che ha causato non pochi pasticci alla giustizia italiana e ha provocato un acceso confronto tra la Corte Costituzionale e la Cassazione. I motivi ruotano attorno al proscioglimento dei capi del Sismi da parte della suprema Corte di Cassazione. Un proscioglimento ‘’forzato’’ secondo la Cassazione e causato dalla decisione della Consulta di delineare un’area di impunità per i vertici dei servizi segreti italiani coinvolti. E proprio per quel principio di impunità, la Corte dei Diritti dell’uomo ci accusa.

Non è la prima volta che la Corte di Strasburgo bacchetta l'Italia. Tra le sentenze di condanna che hanno suscitato più clamore c'è anche l'irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova e il mancato riconoscimento delle unioni gay.