Durissimi i provvedimenti della corte di Strasburgo nei confronti dell'Italia per l'assalto alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. La corte ha, infatti, accettato il ricorso da una delle vittime di quel vergognoso massacro, ritenendo che quanto compiuto dalla polizia italiana all'epoca, debba essere considerato alla stregua di una tortura. Una sentenza importante questa, importante in quanto destinata a fare da precedente giuridico per gli altri ricorsi ancora pendenti. In effetti, fu alquanto esagerata l'azione delle forze dell'ordine durante quell'importante evento del 2001: la corte per i diritti umani di Strasburgo lo ha ben compreso ed ha agito di conseguenza, anche perché nel nostro Paese non esiste una legislazione adeguata per i reati di tortura.

Un'azione barbara che non risparmiò neanche un uomo anziano

Una sentenza esemplare che è arrivata quattordici anni dopo quella terribile notte e descritta da uno dei poveri malcapitati di quell'occasione, Arnaldo Cestaro, che all'epoca dei fatti aveva 62 anni. L'uomo dichiarò di essere stato selvaggiamente picchiato dalle forze dell'ordine, tanto da essere in seguito operato per le gravi ferite riportate. Nonostante tutto, il signor Cestaro sta subendo fisicamente ancora oggi gli effetti delle percosse ricevute nel 2001: gli avvocati dell'uomo hanno anche dichiarato che gli aguzzini del Cestaro avrebbero dovuto fin dall'inizio subire punizioni esemplari per la barbarie compiuta e invece, grazie alle nostre istituzioni, sono rimasti impuniti, senza subire alcuna ripercussione legale, almeno fino ad oggi.

Nel nostro Paese, il reato di tortura non è previsto dalla Costituzione, ma adesso la corte di Strasburgo ha fatto doverosamente il punto della situazione, invitando noi italiani ad adeguarci di conseguenza, cambiando dunque la legge.

La sanguinosa irruzione alla scuola Diaz di Genova avvenne nella notte del 21 Luglio del 2001 e rappresentò una delle pagine più torbide e violente della storia del nostro Paese.

Quello che accadde agli studenti, attaccati dai poliziotti mentre dormivano in dei sacchi a pelo, già allora fu definito un infame massacro dal pubblico ministero, durante la requisitoria del processo. "Una macelleria messicana" fu definita da uno degli stessi imputati, all'epoca dirigente del reparto mobile di Roma: 60 furono le persone ferite, mentre 93 quelle arrestate. Le immagini di quella vergogna fecero il giro del mondo ed il 5 Luglio del 2012 la Corte di Cassazione ha condannato definitivamente 25 dei poliziotti dirigenti che all'epoca erano presenti al blitz, tra cui diversi alti funzionari del Viminale.

I magistrati definirono l'azione violenta un massacro ingiustificabile, che avrebbe gettato fango sulla Nazione agli occhi del mondo.

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