C’era un tempo in cui il calcio era un’arma di distrazione di massa. Partiva il grande evento e tutto passava in secondo piano, con i malumori e le tensioni politiche, sociali ed economiche sopite a colpi di share. Se la ricetta fosse stata ancora valida, l’estate 2016 sarebbe stata una manna: Europei in Francia e Coppa America negli Stati Uniti in contemporanea e poi le Olimpiadi a Rio de Janeiro. Ma le cronache di questi giorni ci raccontano di quanto i tempi siano cambiati, talvolta fino a ribaltare la prospettiva, strumentalizzando la vetrina del grande evento sportivo per deviare l’attenzione su altro. Ma mentre in campo si gioca e si fa sul serio, come se la passano i paesi partecipanti all’Europeo 2016? I favoriti in Francia sono gli stessi a primeggiare per lo stato di salute interno? Non esiste un ranking, come nel calcio, per stabilirlo con certezza, ma i fatti parlano a proposito e allora tentiamo una panoramica, a partire dal paese ospitante, che non se la passa bene.

La Francia si presenta in posizione numero 17 nel ranking Fifa: numero infausto per gli scaramantici, che i galletti in campo proveranno a migliorare, pur sapendo di non essere tra i favoriti per il titolo continentale che i blues vinsero per l’ultima volta nel 2000, ai danni dell’Italia di Zoff. Fuori dal campo, la Francia si lecca ferite su ferite: per il duplice omicidio di matrice terroristica avvenuto vicino a Parigi la sera del 13 giugno; per gli scontri nella capitale durante il corteo contro la riforma del lavoro, con un milione di persone in piazza e manifestazioni in altre città francesi; per lo stesso clima di violenza che attanaglia i Campionati europei di calcio fuori dagli stadi. La Germania campione del mondo in carica (quarta nel ranikng) ha gettato il suo carico sul clima di violenza in Francia, a seguito degli scontri tra tifosi tedeschi e ucraini verificatisi a Lille, prima della gara d’esordio che ha poi visto la squadra di Loew imporsi per 1-0.

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A Berlino, invece, il rendimento del Bund va sotto zero per la vicenda Brexit, mentre la tensione con Ankara resta alta dopo che il Bundestag ha riconosciuto il genocidio armeno. La prima nazionale europea nel ranikng Fifa è il Belgio (secondo dietro l’Argentina), che però all’esordio ha chinato la testa contro gli azzurri, mentre i dispacci da Bruxelles raccontano di proteste dei camionisti di sud ed est Europa contro l’obbligo del salario minimo in Francia, mentre nel paese si discute sul reddito di cittadinanza e fa notizia l’istanza di fallimento presentata da Optima Bank, che colpisce 8mila titolari di conti.  Al sesto posto della graduatoria Fifa c’è la Spagna, reduce da due Europei vinti consecutivamente, ma in casa propria ha altro a cui pensare, dato che il 26 giugno si terranno le elezioni politiche anticipate, con quattro candidati premier, compreso il presidente uscente Rajoy, tra i protagonisti del primo dibattito fra quattro candidati dalla fine del franchismo, e per questo definito storico dalla stampa spagnola.

Poi c’è l’Inghilterra di Vardy (undicesima nel ranking, davanti all’Italia), una nazione che tiene in scacco l’Europa con la questione Brexit: il 23 giugno i britannici sceglieranno se restare nell’Ue oppure uscirne, con evidenti ripercussioni in tutto il vecchio continente. Anche il quotidiano The Sun si è schierato a favore dell’uscita, sostenendo che il futuro della Gran Bretagna sarebbe “molto più buio” dentro l’Ue. Intanto, la sterlina resta debole, l’attesa sale e non sarà il derby di domani a Lens contro il Galles a placarla. Altri tempi.