"Precari" è sinonimo di "poveri di domani", secondo l'Ocse, per ilquale la mancanza di certezze lavorative soprattutto per i giovani italiani sitramuta in una vecchiaia di stenti e povertà.

Dura constatazione, quella dell'Organizzazioneper la cooperazione e lo sviluppo economico in un rapporto sulle pensioni. Secondocui, "l'adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema per legenerazioni future e i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari emal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà".

Inoltre, a frontedi un'età pensionabile che in Italia è relativamente bassa (61,1 anni per gliuomini e 60,5 per le donne), gli stipendi sono piuttosto bassi.

A conti fatti,in media un italiano ha un reddito annuo di 28mila 900 euro, equivalenti a31mila 100 dollari, molto inferiore ad esempio ai 94mila 900 dollari deglisvizzeri o ai 91mila dei novergesi.

A ciò si aggiunga una forte pressionecontributiva, pari al 33% del totale lordo delle retribuzioni, ed ecco spiegatoperché gli italiani si sentano sempre più precari, poveri e vedano il futurosempre più nebuloso. Ma l'italiano tende generalmente a vedere il bicchieremezzo pieno, più che mezzo vuoto, ed ecco allora i giudizi favorevoli sullasituazione economica del Paese e sullo stato del bilancio familiare e deirisparmi. Un miglioramento di valutazione che, sottolinea l'Istat, ha interessato soprattutto il Centro e il Sud Italia.