Da anni nelle scuole professionali e negli istituti tecnici opera una particolare categoria di docenti, quelli di laboratorio. Una figura di raccordo fra la teoria e la didattica del "saper fare" particolarmente formativa oltre che utile per assimilare i concetti.



Tali insegnamenti, a causa di alcune riforme utili solo al risparmio, negli anni hanno subito una forte penalizzazione e riduzione causando un impoverimento generale della formazione tecnica e professionale in un momento storico dove tali competenze sono assolutamente utili.





Dal punto di vista formativo poi non è assolutamente pensabile che si possano insegnare materie scientifiche e tecniche senza un'ampia e qualificata attività di laboratorio svolta da docenti tecnico pratici. Moltissimi tra i maggiori studiosi e pedagogisti del passato e del presente hanno sempre ribadito l'importanza del metodo sperimentale e delle attività pratiche, da Dewey a Morin.



Purtroppo però, dalla riforma Moratti fino ad arrivare a quella della Gelmini, è prevalsa la politica del mero risparmio con un taglio netto alle ore di lezione in laboratorio e delle figure che in quei luoghi per anni hanno trasmesso le competenze tecnico pratiche agli studenti, gli ITP.





Il rischio che corre oggi la Scuola italiana è quello di sprecare  un'inestimabile risorsa culturale ed umana oltre che l'impoverimento definitivo dell'Istruzione tecnica e professionale. Quest'ultima affidata sempre più spesso a enti formativi poco attrezzati e approssimativi.



In aiuto a tali istituti potrebbe però arrivare dalla recente sentanza del TAR del Lazio che ha bocciato in parte la riforma Gelmini chiedendo il ripristino di quelle ore (quattro ore settimanali) destinate alla parte tecnica degli istituti e che in larga parte venivano svolte in laboratori attrezzati quali Meccanica, Elettronica, Informatica, Chimica, Fisica eccetera.

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