Lo slittamento del voto sull'emendamento dei 'Quota 96' a martedì prossimo, 22 luglio, ha provocato la durissima reazione dei 4000 insegnanti della scuola che stanno aspettando, ormai da due anni, la soluzione alle ingiustizie della riforma Fornero.
Se consideriamo che anche il testo di riforma della Pubblica Amministrazione ha subìto una proroga (sarebbe dovuto approdare alla Camera nella stessa data) dobbiamo aspettarci un ulteriore rinvio anche per l'emendamento, visto che quest'ultimo dev'essere incluso nel decreto PA.
Insomma un altro 'pasticciaccio' che rischia di mandare all'aria le tempistiche fissate per andare in pensione, previste per il prossimo 1 settembre.  


Pensioni, quota 96: la questione dei contributi e del TFR

La scadenza limite per il voto dell'emendamento è il 23 agosto, oltre la quale i 'quota 96' dovranno rassegnarsi ad aspettare un altro anno, sempre che non sopraggiungano poi ulteriori impedimenti 'beffa'. Se da una parte, la notizia dell'emendamento da includere nel decreto della Pubblica Amministrazione aveva provocato, forse, un'eccessiva 'euforia' e scatenato commenti 'liberatori' e 'trionfalistici' (forse più da parte degli esponenti politici che dagli interessati), ora ci si ritrova a fare i conti, non solo con i 'tempi lumaca', ma soprattutto con un testo che non convince affatto gli insegnanti che attendono la pensione.
I motivi della controversia sono legati agli ultimi due anni di contributi versati (quelli dal 2012 in avanti) e che dovrebbero venire conteggiati con sistema contributivo, anzichè quello retributivo, e alla liquidazione, che, a quanto pare, si farà aspettare parecchio.


A questo proposito, il Movimento Cinque Stelle ha vivacemente contestato la questione legata al TFR e, attraverso il proprio profilo Facebook, l'Onorevole Maria Marzana ha chiesto che il diritto alla pensione e al trattamento di fine servizio vengano riconosciuti 'senza se e senza ma'. I diritti dei 'quota 96' 'devono essere ripristinati pienamente e non a metà.'