La possibilità per le donne di accedere alla pensione anticipata all'età di 57 anni per le dipendenti e 58 per le autonome, attraverso la cosiddetta opzione donna, sembra tristemente allontanarsi. La legge 243/2004 rischia infatti di essere brutalmente scalzata dalla circolare Inps 35/2012: chi la spunterà? Le lavoratrici battagliere all'interno del Comitato opzione donne, istituito da Daniella Maroni, annunciano migliaia di ricorsi, si è stimato che a rimanere al palo potrebbero essere circa 6000 lavoratrici.
Il motivo del contenzioso è il seguente: la legge 243/2004 consentiva alle lavoratrici, che avessero accettato l'assegno conteggiato con metodo contributivo, di accedere anticipatamente alla pensione, ecco cosa riporta l'art 1 al comma 9 : "In via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015, è confermata la possibilità di conseguire il diritto all'accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e di un'età pari o superiore a 57 anni per le lavoratrici dipendenti e a 58 anni per le lavoratrici autonome, nei confronti delle lavoratrici che optano per una liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n.
180. Entro il 31 dicembre 2015 il Governo verifica i risultati della predetta sperimentazione, al fine di una sua eventuale prosecuzione".
Pensione anticipata a 57 anni, opzione donna: Boom di domande e ricorsi in arrivo
La norma inizialmente poco usata è stata rivalutata dalla fine del 2011 in poi quando è entrata in vigore l'attuale legge Fornero: stando ai dati diffusi dall'Inps sono state ben 17 mila le lavoratrici tra pubbliche, private e autonome ad avere usufruito dell'opzione donna, e di queste 15 mila hanno optato per la scelta dal 1 gennaio 2012 ad oggi. Insomma un vero e proprio boom di domande. Ora la circolare numero 35, ha interpretato in senso meramente restrittivo il suddetto comma 9, rischiando di lasciare fuori dall'opzione donna ben 6000 mila lavoratrici che non riusciranno più a maturare i requisiti richiesti.
In Commissione Lavoro è stata approvata una risoluzione, con prima firmataria Marialuisa Gnecchi, che impegnava il Governo a sollecitare l'Inps per rivedere il punto 7.2 della circolare 35 al fine di evitare una pioggia di contenzioni. Si legge nella risoluzione che alle lavoratrici in regime sperimentale non deve essere applicata alcuna finestra mobile per la decorrenza del trattamento pensionistico né le aspettative di vita, ma deve restare valida la semplice maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi richiesti entro il 31 dicembre 2015, come definito nella citata disposizione di cui all'art 24, comma 14; purtroppo dopo questo intervento tutto è tornato a tacere.
Ora ci si chiede: Il Governo nella Legge di Stabilità valuterà l'estensione dell'opzione donna o glisserà sull'argomento?
Daniella Maroni, dirigente del Comune di Ravenna, cita almeno 10 buone ragioni e tra queste anche quelle di natura economica che dovrebbero portare il Governo a dire immediatamente sì alla proroga. Chi la spunterà dunque tra la legge 243/2004 e la circolare 35/2012? Confidiamo che alle donne venga ancora concessa la libertà di scegliere se accettare un assegno più esiguo oggi a fronte della pensione anticipata a 57 anni o aspettare per averne uno più cospicuo un domani.