Riforme del lavoro, Jobs Act, contratto a tutele crescenti e articolo 18: ancora scontro nel Pd mentre prosegue il dibattito sulla riforma pensioni. La minoranza del partito del premier e segretario Matteo Renzi ha presentato 7 emendamenti al testo del Jobs Act e sull'articolo 18 che il Governo vuole abolire.

"Sul Jobs Act nel Partito democratico serve "un accordo", ha dichiarato Cesare Damiano, esponente della minoranza del Pd di Matteo Renzi, presidente della commissione lavoro della Camera dei Deputati.

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"Noi - ha spiegato il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio - abbiamo le idee precise e le abbiamo depositate negli emendamenti preposti al Senato. Intanto è sbagliato - ha aggiunto Damiano in un'intervista rilasciata ieri a Il Fatto Quotidiano - inseguire l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Questa - ricorda l'esponente della minoranza del Pd - è sempre stata una bandiera della destra. Noi - ha sottolineato - dovremmo concentrarci sulla crescita del Paese.

E poi - ha aggiunto il deputato Pd impegnato su riforme del lavoro e delle pensioni - l'articolo 18 è stato cambiato solo da 2 anni e in maniera significativa. Andrebbe fatto seriamente - ha aggiunto Damiano che propone pensione anticipata a 62 - un monitoraggio della riforma Fornero". "La proposta - ha osservato l'ex ministro del Lavoro del Governo Prodi - si può riassumere con il fatto che il nuovo contratto a tutele crescenti deve fissare la durata della prova che proponiamo sia al massimo di 3 anni.

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Poi - ha detto Damiano spiegando gli emendamenti della minoranza Pd al Jobs Act - il datore di lavoro ha la possibilità di licenziare il lavoratore senza contenzioso come fosse un contratto a termine, oppure - ha spiegato Damiano - ha la possibilità di assumerlo a tempo indeterminato con le attuali regole della Fornero. In cambio noi proponiamo un bonus per il periodo di prova - ha aggiunto il presidente della commissione Lavoro della Camera - e un incentivo fiscale all'assunzione".

Entrando nel merito dello scontro interno nel Pd sulla riforma del lavoro e sull'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, "non stiamo facendo un congresso del Pd e non vogliamo mettere in minoranza il governo - ha detto Cesare Damiano -. La nostra - ha concluso - è una battaglia di merito e ci interessa solo ripristinare le tutele".

"Ho letto una dichiarazione di Cesare Damiano, 'non possiamo creare un doppio regime'. Ma oggi che regime abbiamo?

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Altro che doppio: ci sono decine di contratti! Noi invece vogliamo unificare". Lo ha dichiarato il ministro della Pubblica amministrazione e Semplificazione Marianna Madia in un'intervista pubblicata ieri sul quotidiano La Stampa nella quale sottolinea che per gli ammortizzatori sociali le risorse finanziarie "non sono ancora state quantificate con esattezza, ma ci sono". "Ho sentito Stefano Fassina dire che servirebbero 4 miliardi, potrei rispondere - ha aggiunto il ministro Madia, anche lei del Pd - che non l'ha fatto nessuno prima di noi.

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Io credo che il suo ruolo e quello della minoranza del partito - ha aggiunto l'esponente del Governo Renzi - sia di aiutarci a fare una migliore revisione della spesa e recuperare quanti più soldi possibile". E sullo scontro nel Pd sull'articolo 18 "oggi per la mia generazione il diritto al reintegro - ha detto la Madia - è già superato dai fatti" e "mi dispiacerebbe che una riforma complessiva come questa fosse ridotta a una discussione su un singolo punto che intere generazioni non sanno nemmeno cos'è. Detto ciò, ne discuteremo in Direzione Pd e quello che si deciderà andrà bene".

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