Ieri sono state approvate dal C.d.m. le nuove norme del famosissimo Jobs Act che tra le tante normative ha portato l'abrogazione, dal 2016, dei contratti atipici Co.co.pro. e Co.co.co.. Ma come il governo li sostituirà? Innanzitutto c'è da essere scettici sul fatto che le eliminazioni dei contratti atipici portino ad un assorbimento a tempo indeterminato, molte aziende che puntano sulla quantità si vedrebbero lievitare le tasse per tale assorbimento costringendole a non riconfermare i contratti in scadenza.

Matteo Renzi ha tenuto a precisare gli incentivi a tale passaggio che però non sarà considerato da quelle aziende del calibro dei call center che vedono nel reclutamento massivo una ragione di vita. Ma quali sono i contratti che andranno a morire dal 2016? Come sono nati? I contratti di collaborazione coordinata e continuativa rappresentano la prima forma di contrattazione cosiddetta atipica. I collaboratori coordinati e continuativi sono dei lavoratori parasubordinati e rappresentano una forma ibrida tra lavoratori autonomi e dipendenti con la prerogativa importante dell'autonomia nell'operatività e un contatto diretto con il committente entrando nel tessuto connettivo della produttività.

Il committente è anche il coordinatore produttivo quindi detta le regole aziendali solo nella produzione svincolando il collaboratore da un obbligo sull'orario di lavoro. I contratti di collaborazione a progetto (Co.co.pro.) sono invece dei contratti nati come potenziamento dei Co.co.co..

Introdotti dagli albori del pacchetto Treu e fiore all'occhiello della legge Biagi, economista e consulente del Ministero del Welfare ucciso nel 2002 a Bologna dalle Nuove Brigate Rosse.

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Il contratto a progetto nasce con un programma fisso denominato progetto con un'autonomia del collaboratore come nel Co.co.co. con una determinabilità nel tempo ma senza vincolo di continuità collaborativa, ovvero il committente può in qualsiasi momento fare a meno del collaboratore. L'assenza di subordinazione rendeva questo contratto debole e incline alla soluzione della collaborazione (per entrambi non si può parlare di licenziamento perché non vi è la subordinazione).

L'eliminazione di questi contratti maturati dal Jobs Act fa sorgere una domanda, come le aziende prenderanno questa legge? Saranno veramente modificati i contratti dei collaboratori? E infine, non c'è pericolo di grandi fughe di massa per l'est europeo delle aziende che fino ad oggi hanno usato questa forma contrattuale? A queste domande solo il tempo potrà rispondere esaustivamente, certamente tra le migliaia di collaboratori queste domande sorgono forti e potenti come un fiume in piena, perché il pericolo di nuove forme di disoccupazione è evidente e quando c'è in ballo la dignità del lavoratore è giusto porsi delle domande al quale la storia e i governanti sono tenuti a rispondere.

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