La legge Milleproroghe introduce alcuni cambiamenti anche per gli iscritti alle gestione separata INPS 2015, nel particolare cambiano contributi, aliquote, massimale e minimale di reddito. Scopriamo come procedere per l'iscrizione e diamo un'occhiata alle novità.

Gestione separata INPS 2015

Prima di analizzare i dettagli relativi alle novità e alla procedura d'iscrizione, bisogna capire cos'è la gestione separata INPS. Per chi non lo sapesse, si tratta di un fondo pensionistico introdotto con la riforma Dini del 1995 e finanziato con i contributi obbligatori dei lavoratori assicurati.

L'iscrizione è obbligatoria per una serie di soggetti che trovate elencati di seguito: liberi professionisti senza cassa, beneficiare di borse di studio o di assegni di ricerca, venditori a domicilio con contratto autonomo, collaboratori e lavoratori occasionali che superano la soglia dei 5000 euro annui, amministratori locali e altre figure professionali minori. In caso di dubbio, è possibile ottenere tutte le informazioni utili consultando un esperto del settore o recandosi presso le sedi Inps.

La richiesta per l'iscrizione può essere effettuata utilizzando l'apposito modulo disponibile presso l'Inps o collegandosi al sito internet ufficiale se si possiede l'apposito PIN (ricordo che in ogni caso è necessario fornire tutte le informazioni necessaria, anche in relazione al tipo di attività esercitata).

La legge Milleproroghe introduce un cambiamento per le aliquote dei contributi dovuti per l'iscrizione alla gestione separata Inps, nel particolare l'aliquota è pari al 27,72% per il 2015, 28,72% per il 2016, 29,72% per il 2017 (per i professionisti con partita IVA iscritti alla sola gestione separata).

Per quanto riguarda invece il massimale e il minimale di reddito per il 2015 sui quali si applica l'aliquota, i valori sono fissati rispettivamente a 100324 euro (massimale) e 15548 euro (minimale). Bisogna fare però una precisazione: piuttosto che parlare di cambiamento, sarebbe giusto definire le novità relative all'aliquota semplicemente come un blocco degli aumenti previsti dalla legge Fornero che prevede un incremento dell'aliquota di un punto percentuale annuo fino al 2018.