Le perdite dell'Inps nell'anno in corso potrebbero ammontare a quasi sette miliardi di euro, ma la sostenibilità del sistema non è attualmente in discussione. Sono queste le conclusioni a cui è arrivato il consiglio di indirizzo e sorveglianza (CIV), chiamato a verificare lo stato di salute del nostro ente previdenziale pubblico. C'è però da sottolineare che rispetto alle previsioni dell'anno precedente, si è registrato un miglioramento di circa 5,3 miliardi in confronto ai dati effettivi che si sono registrati nel 2014.

Un risultato ottenuto anche grazie ai tagli delle spese di funzionamento, che sono risultati superiori ai 600 milioni di euro e che proseguiranno con nuove misure di contenimento dei costi anche per il 2015. Questo elemento tranquillizza sulla sostenibilità dell'Inps, anche se il consiglio invita il Governo a monitorare con attenzione l'evoluzione della situazione nei prossimi mesi soprattutto per quanto concerne i fondi e le gestioni in maggiore difficoltà, senza escludere nuove misure strutturali di stabilizzazione.

Le pensioni anticipate alla prova dei conti: ecco perché la situazione resta complessa

Il capitolo delle Pensioni resta quindi un osservato speciale da parte dei tecnici chiamati a verificare la sostenibilità dei conti pubblici. D'altra parte, il periodi di recessione e crisi economica che ha affrontato il Paese negli ultimi anni non ha certo aiutato il lavoro di stabilizzazione del bilancio, così come la ricerca di nuove soluzioni per i lavoratori che hanno vissuto situazioni di disagio in seguito alla riforma del settore avvenuta nel 2011.

Le tante proposte di pensionamento anticipate che sono pervenute in Parlamento e all'attenzione del Governo si sono finora scontrate contro la necessità di pareggio dei saldi dell'ente di previdenza pubblico, pertanto appare scontato che una possibile soluzione anticipata di tipo strutturale potrebbe arrivare con molta probabilità da un ricalcolo contributivo della mensilità erogata. Un via che appare come gradita al nuovo Presidente Tito Boeri e che potrebbe consentire di slegare i lavoratori in età avanzata dal tormento del rigido vincolo anagrafico.

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