Qualche settimana fa, Tito Boeri, presidente dell'Istituto Nazionale delle Previdenza Sociale, ha presentato una serie di proposte sulla riforma del sistema previdenziale. Tra queste non rientra l'uscita flessibile con Quota 100, ovvero la somma tra età anagrafica e contributi versati, perché giudicata troppo costosa per le esigue casse dello Stato. Infatti, l'utilizzo di questo sistema prevede una spesa di circa 10,6 miliardi di euro da ripartire fino al 2019.

Questa 'bocciatura' da parte di Tito Boeri, in realtà, non è una novità, dato che il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si è dimostrato sempre contrario a questo sistema di uscita flessibile.

Probabile approvazione del part-time nella riforma della PA

Nel frattempo si discute, in seno alla riforma della Pubblica Amministrazione, sull'emendamento relativo al lavoro part-time, il quale prevede il versamento, da parte dei lavoratori che decidono di aderire a questo sistema, dei contributi previdenziali mancanti fino a raggiungere i requisiti pensionistici.

Inizialmente, si prevedeva che fossero le casse dello Stato a pagare i predetti contributi. Poi, in considerazione della spesa troppo alta, si è deciso di cambiare la norma in questione.

Quota 96 e proroga Opzione Donna, due questioni da risolvere quanto prima

Limiti economici anche per il provvedimento proposto dal presidente Inps, Tito Boeri, sull'assegno universale. Lo stesso numero uno dell'istituto previdenziale ha previsto questo sostegno soltanto per gli over 55 che versano in condizioni di disagio economico, secondo quanto riportato dal sito pensionioggi.it, mentre altri partiti politici, come ad esempio il Movimento 5 Stelle, avrebbero l'intenzione di estenderlo a tutti.

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Pensioni

Il ministero dell'Economia e delle Finanze mantiene bloccata la situazione anche per i lavoratori cosiddetti 'Quota 96' del comparto scuola e per le donne lavoratrici che vorrebbero aderire al metodo sperimentale Opzione Donna, proprio a causa delle possibili spese che potrebbero danneggiare le finanze dello Stato. Riguardo quest'ultima questione, le risorse, stando a quanto comunicato dalla senatrice del Pd Manassero, ci sarebbero perché già stanziate nel 2004, quando entrò il vigore il provvedimento Opzione Donna.

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