Si annuncia un anno scolastico 2015-2016 particolarmente infuocato: la riforma scuola 2015 di Renzi continua a non piacere al mondo della scuola e le iniziative per il mese di settembre sono molte. In primo luogo, il referendum abrogativo (di cui parleremo diffusamente nel corso dell'articolo), in secondo luogo il boicottaggio con possibilità di scioperi già a partire dal primo giorno di Scuola, infine una valanga di ricorsi su tutti i nodi più critici e che presentano dei profili (a quanto parrebbe accertati da importanti costituzionalisti come Imposimato e Rodotà) di incostituzionalità.

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L'ultimo intervento della Giannini è stato più o meno in linea con tutte le ultime dichiarazioni: il Ministro ha sottolineato come si tratti soltanto di una minoranza numerosa che protesta e urla (non ha utilizzato il termine "squadrismo" questa volta), perché, in realtà, la maggior parte dei docenti concorderebbe con l'impianto generale della riforma scuola di Renzi.

A guardare i numeri, però, non sembra essere così: lo sciopero della scuola di maggio ha raccolto l'80% di adesioni, una maggioranza che raramente è stata sfiorata nella storia repubblicana italiana per uno sciopero generale del settore scolastico.

In più, il noto sito di informazione scolastica OrizzonteScuola ha lanciato un "sondaggio" tra i suoi lettori-insegnanti: l'89% ha dichiarato che concorda con il boicottaggio a partire dal 1 settembre, mentre soltanto l'11% si è detto contrario. La questione del referendum, invece, è piuttosto delicata.

Referendum contro la riforma scuola 2015

Il comitato Leadership alla Scuola ha indetto un referendum abrogativo della riforma scuola 2015 di Renzi nel suo complesso. Alcuni giorni prima erano stati depositati dei quesiti referendari anche da parte di Pippo Civati che riguardano quasi tutte le ultime riforme contestate del governo Renzi (per intenderci, soprattutto il Jobs Act) e che, per quanto riguarda la scuola, mettono in discussione soltanto la questione della chiamata diretta dei presidi (probabilmente la più "incostituzionale" delle norme della "Buona scuola").

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Il problema è che, a questo punto, ci si trova dinanzi a due referendum: la situazione è particolarmente anomala e su questo punto Civati è stato fortemente contestato. Il pericolo è la dispersione delle firme, per cui è necessario fare chiarezza: il referendum "chiamato" da Civati riguarda soltanto la chiamata diretta, mentre quello di Leadership alla Scuola tutta la riforma di Renzi in ogni suo aspetto.

Un altro problema riguarda l'organizzazione: si tratta infatti di raccogliere 500mila firme entro il 25 settembre.

L'associazione ha richiesto ai sindacati di interessarsi in maniera tale da far partire delle macchine organizzative sul territorio per portare quante più persone a firmare. Il pericolo è che, senza coinvolgimento nell'organizzazione di strutture più forti, non si raggiunga il numero di firme richiesto. Chiunque volesse partecipare come volontario all'organizzazione del referendum può contattare liberamente il comitato.

È tutto con le ultime notizie sulla riforma scuola 2015 di Renzi e il referendum abrogativo.

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