Per migliaia di docenti precari, la prossima settimana potrebbe essere quella decisiva per la propria vita, almeno per quanto riguarda la loro amata professione. Il 14 agosto infatti, scade il termine per presentare le domande di ammissione al concorso per le ultime fasi di assunzioni previste dalla Legge sulla Buona Scuola varata dal Governo. Per coloro che non sono rientrati nelle prime assunzioni e per tutti quelli che ancora devono fare domanda per il concorso, il dubbio è amletico, presentare domanda o no?

La storia delle assunzioni

Dopo l’approvazione della Legge sulla riforma della scuola, il Governo ha previsto di assumere i docenti precari in fasi distinte e successive l’un l’altra. Per le prime due fasi, quelle che il Governo ha chiamato fase zero e fase A, per via dell’imminente avvio della stagione scolastica, le convocazioni per le assunzioni stanno già avvenendo. Nessun tipo di problema si è riscontrato in queste due fasi iniziali di assunzioni perché le stesse hanno seguito (e continuano a farlo), le regole vecchie e cioè con prelievi dalle Graduatorie ad Esaurimento, dagli idonei del concorso 2012 e soprattutto con assegnazioni su base regionale e provinciale.

Ai docenti che rientrano nelle assunzioni, vengono assegnate cattedre libere nella loro Provincia o nella loro Regione di residenza. Le fasi successive, quelle B e C sono quelle che mettono maggiore ansia ai precari. Queste fasi, prevedono una domanda da presentare al Ministero dell’Istruzione per accedere ad un nuovo concorso ed è per questo che dal 28 luglio, i docenti interessati possono presentare domanda.

Ma conviene fare domanda o no?

È paradossale chiedersi se ad un precario che aspira all’assunzione, convenga o meno partecipare ad un concorso per realizzare il sogno di una vita, ma la verità è proprio questa.

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Infatti, per le fasi Be C di assunzioni, il reclutamento avrà un raggio nazionale e non più locale. Le cattedre verranno assegnate su base nazionale e pertanto i precari saranno costretti ad accettare lavori anche a migliaia di Km di distanza da casa. Costretti è il termine esatto perché la rinuncia ad una cattedra assegnata comporta per il rinunciatario, l’esclusione definitiva da qualsiasi graduatoria e quindi da assunzioni future.

Molti docenti in questa situazione quindi non sanno ancora decidere se fare domanda e quindi rischiare di finire in qualsiasi posto d’Italia oppure non farla, rimanere nelle graduatorie e sperare che in un futuro prossimo vengano assunti come supplenti in scuole più vicine. In quest’ultimo caso senza sapere se ci saranno possibilità di lavoro future e soprattutto se le graduatorie saranno ancora valide o no.

Un vero e proprio salto nel buio, una vera lotteria come dicevamo in precedenza.

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