Tra i precari rimasti esclusi dal piano di assunzioni, in quanto iscritti nelle graduatorie di istituto, in questi giorni si discute del prossimo concorso che dovrà servire a riassorbirli. Come contenuto nella legge, il prossimo concorso dovrà essere bandito entro il 31 dicembre 2015 e tra i precari si inizia a parlare delle modalità delle prove che saranno oggetto del concorso. Nel dibattito tra gli abilitati interessati dal concorso si inseriscono diversi dubbi legati ad evidenti contraddizioni normative e all'esercizio delle deleghe governative sulle quali Valentina Aprea, assessore all'istruzione per la regione Lombardia, esprime in merito la sua posizione.

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Pende l'incognita dei tempi e dei modi per la conclusione del piano C sulle assunzioni promesse per i docenti precari.

I dubbi di Valentina Aprea

L'assessore alla regione Lombardia, paventando il rischio di una mobilità geografica senza fine per gli insegnanti, punta il dito sulla questione precari delle Gae rimasti ancora in attesa di una cattedra, riferendosi agli oltre 50 mila insegnanti che non hanno prodotto la domanda che ha innescato polemiche roventi per il rischio deportazione. A questo punto si inserisce la problematica sulla convivenza tra le Gae non ancora esaurite ed il prossimo concorso il cui bando è previsto per la fine dell'anno.

Necessitano chiarimenti urgenti da parte del Miur su come si intenderà gestire questa situazione, tenendo contemporaneamente d'occhio le prossime mosse del governo riferite all'esercizio delle deleghe.

Contraddizioni

Ma un nuovo concorso riservato agli abilitati appare come una resa incondizionata ai diktat del governo, oltre che un rinnegare la validità della sentenza europea che ha deliberato l'illiceità della reiterazione dei contratti a termine, in totale contrasto con la direttiva comunitaria per cui l'unica forma di lavoro stabile di lavoro valida all'interno dell'Unione Europea è il contratto di lavoro a tempo indeterminato.

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Rappresenterebbe una evidente discriminazione anche e soprattutto per quei precari di III fascia che lavorano da anni e non possono contare su un diritto legittimo di partecipare ad una procedura concorsuale. Senza trascurare il fatto che occorrerebbe risarcire chi ha conseguito un Tfa dietro pagamento di somme di denaro ( si parla di 3500 euro per questa tipologia di percorsi formativi) all'interno dei quali si è prodotta una ennesima discriminazione: si guardi all'art. 15, comma 1 del D.m. 249/2010.

Potevano partecipare anche i cosiddetti “congelati SSIS” i quali, pur frequentando gli stessi corsi riservati ai tirocinanti TFA e sostenendo la medesima prova finale, hanno guadagnato l’accesso alle GaE. Questo ha introdotto un paradosso evidente: la prova finale del TFA ha valore concorsuale per alcuni docenti, ma costituisce un semplice “titolo” per tutti gli altri.