Il Governo ha fissato l’obbiettivo sulla Legge di Stabilità per inserire una riforma della previdenza italiana tale da cancellare del tutto l’ultima valida che è la contestatissima Legge Fornero. Subito dopo la sosta estiva, a settembre l’Esecutivo sarà chiamato a varare la nuova finanziaria che dovrà avere misure idonee per le nuove forme di flessibilità nel sistema pensionistico e forme si auto economico alla platea degli over 55. La riforma previdenziale è un punto imprescindibile da cui il Governo non può sottrarsi.

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Cosa c’è al vaglio?

L’agenda del Governo è già piena di indicazioni con due proposte di flessibilità già in mano all’Esecutivo che deve trovare la giusta sintesi per fare in modo di evitare un'altra riforma fallimentare come lo è stata quella del Governo Monti. La flessibilità sarà lo snodo fondamentale della riforma, il consentire ad un lavoratore di pensionarsi prima, soprattutto dopo aver lavorato per un congruo numero di anni. Le due proposte su cui sta lavorando il Ministro dell’Economia Padoan, sono quella di Boeri con la sua flessibilità sostenibile e quella di Damiano con la quota 41.

Comune alle due versioni di riforma è il fatto che il pensionato che opti per l’uscita anticipata dal lavoro, verso la pensione, dovrà rinunciare ad una parte percentuale del suo futuro assegno di pensione. Per Boeri è un fatto fisiologico perché chi va in pensione prima, deve dividere i contributi versati per più anni visto che l’aspettativa di vita (la durata media della vita di un italiano) è in aumento. Secondo lui è giusto che a parità di contributi versati, se un soggetto va in pensione a 60 anni deve percepire di meno di chi ci va a 70 perché il primo in teoria dovrebbe sfruttare per più anni la pensione.

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Si evince chiaramente che per Boeri, le Pensioni devono essere calcolate in base al sistema contributivo. Il caposaldo della proposta di Damiano invece è quota 41,  la soglia di contributi versati e quindi di anni di lavoro che basterebbe per permettere ad un lavoratore di andare in pensione senza guardare all’età anagrafica. Anche per Damiano, ogni anno di età inferiore ai 62 in cui si raggiungeranno i 41 di contribuzione porterà una riduzione dell’assegno.

Che via prenderà il Governo?

Il Ministro Padoan è al lavoro per far si che anche i conti dell’Inps e dell’erario, siano salvaguardati dalla riforma.

Sembra che stia valutando la flessibilità così come intesa da Boeri, con una riduzione del 3% dell’assegno ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni. Rispetto alla proposta, però, si sta valutando un passaggio graduale al sistema di calcolo contributivo in modo che nello stretto giro di qualche anno, il maggior esborso immediato dell’Inps in termini di spesa, venga riassorbito. Non faranno parte della Legge di Stabilità “l’opzione donna” e l’ennesima salvaguardia per gli esodati. Su questi ultimi due punti si è già trovato l’accordo in Commissione Lavoro per la loro approvazione a settembre.

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Over 55

Naturalmente si sta valutando anche di concedere un Reddito Minimo Garantito per quelle persone che hanno superato i 55 anni, che non abbiano un lavoro e che non possono andare in pensione. Per Boeri, il passaggio al contributivo, con i soldi che farebbe risparmiare all’Inps, consentirebbe di pagare il sussidio a questi soggetti. La platea degli over 55 in questa situazione si è allargata a dismisura, e Padoan sta valutando se e come attuare questo aiuto ad una fascia di utenza che in un paio di anni si è triplicata.