Anteporrerequisiti di natura anagraficae non contributiva per consentire l'uscita anticipata. Questo è il pensiero del presidente dell'Inps, il professore Tito Boeri. E' l'età che conta e questo deve essere il faro che deve portare alla revisione dei vecchi criteri previsti nella legge Fornero del dicembre 2011. Gli anni anagrafici devono essere il fattore determinante e non l'anzianità contributiva.

Boeri evidenzia le disparità di trattamento tra uomini e donne in materia pensionistica

Il presidente dell'Inps, nel corso dell'audizione di fronte alla Commissione Lavoro della Camera, ha ribadito con forza tale concetto in materia di trattamenti pensionistici e delle disparità di trattamento tra uomini e donne.Oggi, sempre seguendo il pensiero di Boeri, gli uomini traggono più vantaggi delle donne dal sistema contributivo e sarebbe perciò, nel caso si dovesse proporre tale sistema, un grosso errore ed una forte discriminazione nei confronti delle donne se si vuole tener conto delle loro problematiche.

Tra uomini e donne, sostiene Boeri, permane un forte divario nella pensione.

Boeri, davanti alla commissione lavoro della Camera, ha snocciolato cifre che hanno rimarcato il divario che esiste tra la pensione dei lavoratori e quella delle lavoratrici, riferendo che nel 2014, mediamente, le Pensioni degli uomini sono state il 40% più alte di quelle delle donne.Quali le cause di questa marcata differenza? Il presidente dell'Inps ha cosi chiarito addebitando essenzialmente a due motivazioni le cause del grande divario:la prima causa, sono le differenze tra le retribuzioni e le diverse anzianità contributive; la seconda riguarda le regole che normano il sistema pensionistico, la disparità è legata alle pensioni di anzianità che hanno sempre avvantaggiato gli uomini con maggiori anzianità contributive.

Insomma per correggere tali storture bisogna invertire la rotta: l'età deve essere il fattore centrale.

Occhio, però, ai conti pubblici! Padoan, l'intransigente, non permetterebbe sforamenti.

Questo, nella sintesi, la posizione dell'economista bocconiano, oggi al vertice dell'istituto previdenziale nazionale, circa il dibattito che in particolare in questo periodo sta animando la disputa su quali criteri, quali modalità e quali tempi sarebbero più funzionali per una revisione della legge Fornero e per una corretta tenuta dei conti pubblici.

A tal proposito ricordiamo l'intransigenza del ministro Padoan vero “mastino” difensore della finanza pubblica, che a più riprese ha ribadito che qualsiasi riforma pensionistica deve essere a “costo zero” per lo Stato.

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