Come purtroppo sapranno gli interessati, le ultime notizie sulla riforma pensioni 2015 non sono positive per i lavoratori precoci, forse peggio che per gli altri. Inutile star qui a ripetere le solite cose sulla Quota 41 proposta di Damiano e appoggiata trasversalmente da più parti, sulla flessibilità in uscita per la pensione anticipata che deve essere a costo zero per lo Stato come ripetono gli esponenti del Governo Renzi da mesi ormai (ovviamente parlare di anticipata per la pensione dei precoci è ai limiti dell'assurdo, si intende comunque “anticipata rispetto all'età anagrafica per la pensione di vecchiaia”) a tutto il resto.

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Più interessante invece fare un po' il punto della situazione per quel che riguarda l'azione dei tre sindacati maggiori CGIL, CISL e UIL, di cui riportiamo le ultime dichiarazioni dei vari segretari ed esponenti di spicco.

Pensione precoci Quota 41: la CGIL chiede un incontro col governo

Vera Lamonica è la segretaria confederale della principale organizzazione dei lavoratori italiani, seconda solo alla segretaria generale Susanna Camusso, e ribadisce che per il pensionamento dei lavoratori precoci la Quota 41 (anni di contributi) è il limite oltre il quale non si dovrebbe andare, senza ovviamente nessun requisito anagrafico minimo: “mentre oggi occorre lavorare sino a 41 anni e mezzo per le donne e fino a 42 e mezzo per gli uomini [in aumento dal 2016], uno scenario inaccettabile che colpisce le Pensioni da lavoro”.

Su questo tema e sulla flessibilità in uscita da inserire in una eventuale riforma pensioni, completata nella Legge di Stabilità o nei provvedimenti immediatamente successivi, la CGIL chiede quindi che l'esecutivo cominci una trattativa seria con le parti sociali: “non si capisce perché un tavolo non si apra davvero, fuori dagli slogan e dalle semplificazioni”.

CISL al governo: basta giochini sulla riforma pensioni

Analizzando gli intenti attuali del governo in base alle ultime dichiarazioni di Padoan e Renzi e secondo le ultime news, per i precoci non sarebbe prevista alcuna norma in particolare: se quindi venisse introdotta una flessibilità in uscita con pensione anticipata basata su requisiti anagrafici e contributivi, con in più una penalizzazione sull'assegno, ecco che per i lavoratori precoci si arriverebbe a situazioni assurde come 43, 44 anni di lavoro per andare in pensione a 60 anni con una riduzione della rendita!

Anche la CISL chiede quindi in confronto con l'esecutivo e per voce di Maurizio Petriccioli afferma: “Ancora una volta rinnoviamo la richiesta al Governo perché esca dagli annunci e dai rimpalli di responsabilità e apra un confronto per dare soluzione nella prossima Legge di Stabilità ai numerosi problemi”.

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Su tutta la questione riforma pensioni 2015 la segretaria generale della CISL, Anna Maria Furlan, dichiara: “il governo non può confondere i termini della discussione, facendo il gioco delle tre carte su esodati, opzione donna e flessibilità pensionistica, ci vuole chiarezza”.

UIL: Quota 41 per i precoci, flessibilità in base al lavoro svolto per gli altri

Un po' meno recenti le dichiarazioni di Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, risalenti al 24 settembre. In ogni caso anche la terza forza sindacale italiana chiede che si apra una discussione col governo e tramite la voce di Proietti afferma che la pensione per i lavoratori precoci dovrebbe consentire l'uscita senza penalizzazione e senza guardare all'età con 41 anni di contributi, mentre la pensione anticipata in generale dovrebbe essere appunto flessibile, tra 62 e 67 anni con eventuale penalità, con differenziazioni in base al tipo di lavoro svolto.