Le coperture economiche restano lo spettro che aleggia sulla pensione anticipata. Non ci sono soldi, questo è il mantra che da mesi ferma il governo Renzi è che rischia di azzoppare non di poco la riforma Pensioni 2015 che, stando alle ultime notizie che giungono dal Palazzo, dovrebbe essere parte della prossima Legge di Stabilità. Il Ministro dell’Economia Padoan l’ha detto in maniera molto chiara nei giorni scorsi: la flessibilità in uscita sulle pensioni non è a costo zero. Tradotto, servono risorse che Renzi vuole impiegare in gran parte sull’eliminazione della Tasi e più in generale sul fisco che, a suo avviso, porta consensi maggiori rispetto al cantiere della previdenza.

Ultime pensione anticipata, lavoratori precoci ancora in standby?

Il problema politico per il governo Renzi sta nella grossa esposizione dello stesso premier e del ministro Poletti nei mesi scorsi: promesse che hanno alimentato aspettative che, in qualche modo, devono essere soddisfatte. La questione degli esodati attende ancora una definitiva soluzione, le pressioni per la proroga dell’opzione donna sono alte, i lavoratori precoci attendono da tempo tutela e si aggrappano alla quota 41 proposta da Cesare Damiano ed appoggiata anche dalla CGIL.

Il rebus che porta alla riforma della pensione anticipataper i lavoratori precoci è di difficile risoluzione: un intervento parziale, fatto tanto per, rischia di incrementare l’impopolarità dell’esecutivo. Una vera manovra risolutiva, che accontenti tutti o quasi, è troppo costosa e dal Palazzo non vogliono saperne di tirar fuori i soldi. La quadra potrebbe essere trovata intorno alla strategia del prestito pensionistico, di cui si è ripreso a parlare: la proposta, che fu dell’ex ministro Giovannini, non scalda i cuori ma potrebbe essere un punto d’incontro che, secondo diverse fonti, ammicca comunque ad una parte dei pensionandi più “silenziosi”.

L’altra idea, invece, è quella di prevedere un taglio per ogni anno di anticipo rispetto all’età per la pensione di vecchiaia che sia leggermente più elevato rispetto alla bozza della quota 41 di Damiano e che consenta di ridurre le prestazioni pensionistiche al massimo del 12-15%.

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