Nel 'balletto' quotidiano di dichiarazioni sulla flessibilità in uscita, ecco emergere anche quelle di Sergio Ginebri, che intervistato da Repubblica.it rassicura i lavoratori precoci. Il professore di Economia della previdenza a Roma, si sente di escludere, in modo quasi categorico, che vi possano essere interventi peggiorativi rispetto al già rigido sistema pensionistico attuale. Dunque, anche qualora passassero misure a favore della flessibilità in uscita solo a fronte di tagli del 3-4% per ogni anno di anticipo, nessuna penalizzazione dovrebbe gravare su quanti volessero accedere alla pensione in base ai contributi versati.

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Salvi dovrebbero essere, dunque, stando alle parole del professore, coloro che accederanno alla quiescenza con 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne. Anche se da gennaio occorreranno 4 mesi in più per entrambi i generi, per effetto dell'incremento dell'aspettativa di vita. I precoci, paradossalmente, potrebbero ora tirare un sospiro di sollievo. In realtà rispetto alla Legge Fornero nulla cambierebbe, ma rispetto alle ultime allarmanti dichiarazioni di Boeri "la flessibilità in uscita dovrebbe basarsi su un meccanismo che tenga conto solo del requisito anagrafico e non di quello contributivo", la riforma attuale pare 'oro'.

Novità pensioni precoci al 26/9: Ginebri rassicura i lavoratori, no tagli con 42 anni di contributi versati

Il dubbio di molti pensionandi iscritti al gruppo 'lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti' è che l'assegno finale possa risultare più leggero anche per coloro che hanno già versato i requisiti contributivi richiesti dalla Fornero. Il sospetto, specie dopo le ultime dichiarazioni di Boeri, è che il danno maggiore possa essere inflitto proprio ai lavoratori che sono andati a lavorare in giovane età.

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Questi pensionandi, qualora non passasse la Quota 41 insita nel Ddl 857 proposto da Damiano -Baretta, potrebbero subire penalizzazioni cospicue (oltre il 15%) perché anagraficamente troppo giovani per accedere alla quiescenza piena.

Se i contributi versati non avessero più un peso nella prossima Legge di Stabilità, si andrebbe incontro, come molti scrivono su Fb, oltre al 'danno' alla 'beffa'. Ossia anziché migliorare la Riforma Fornero verrebbe meno quell'anzianità contributiva che permetteva loro di accedere alla pensione senza eccessive penalizzazioni.

In tanti, ironicamente, aggiungono: "che lo scopo sia dar ragione a Monti?

Le parole di conforto giungono da Ginebri che interrogato da Repubblica.it sul tema flessibilità per i precoci, esclude categoricamente che chi abbia maturato 42 anni e 6 mesi di contributi possa subire penalizzazioni in futuro. Al momento, dice, sebbene si parli della necessità di rimodulare la Legge Fornero, prestando attenzione ai conti pubblici, non è ancora stata formulata alcuna proposta di legge concreta da parte dell'esecutivo.

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Ma una tale penalizzazione, dice Ginebri, è "una prospettiva impossibile" che si avveri. Anche perché, precisa Il professore di Economia, verrebbe meno la logica sottesa agli interventi pensionistici su cui concordano Padoan e Poletti, ossia quella di "riduzione dei vincoli e delle ristrettezze introdotte dalla legge Fornero“. Nella prossima Legge di Stabilità, rassicura Ginebri, si farà il possibile per risolvere i nodi più critici generati dalla rigidità del sistema Fornero, sull'accesso alla quiescenza in base ai contributi versati, sottolinea il professore, non ci sarà nessun ritocco.

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Sarà così?

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