Continua la telenovela legata al riassetto del comparto previdenziale che ogni giorno, come in ogni soap opera che si rispetti, propone colpi di scena e inversioni di rotta. E’ il collega Lorenzo Salvia di Corriere.it a lanciare l’indiscrezione in base alla quale il ministro del lavoro Poletti, il numero uno del MEF Padoan e il premier Renzi abbiano cambiato idea in merito a come strutturare la manovra.

A Montecitorio avrebbero così deciso di venire incontro alle esigenze dei lavoratori cercando di costruire un provvedimento a quattro mani il cui peso economico non ricada solo sulle spalle dei cittadini ma venga ad essere suddiviso con lo Stato. E’ stato in particolare il responsabile del Welfare a ricordare come il famoso ‘costo zero’ non debba più essere la via maestra: d’ora in poi, e in controtendenza a quanto sembrava sino a 48-72 ore fa, si dovrà ragionare in ottica di ‘condivisione’ della spesa.

Le ultime news sulla riforma pensioni 2015 aggiornate ad oggi 4 settembre si rifanno dunque alla nuova filosofia ‘aziendale’ che sembra permeare Palazzo Chigi: parte della manovra in divenire verrà sostenuta dai lavoratori che subiranno delle decurtazioni, parte verrà finanziata dallo Stato. Il tutto, più che ad una reale volontà politica, sembra per la verità da ricondursi ad una nuova prospettiva che elegge lo Stato ad azienda e i cittadini a meri dipendenti.

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Pensioni Matteo Renzi

Se taglio sempre il salario aumentando magari le ore di lavoro in fabbrica rischio di creare malcontento e dunque di avere a che fare con una produzione che ne risenta. Meglio dare il contentino e migliorare il clima. Il problema è che gli italiani si sono accorti del giochino messo in piedi da Renzi e Poletti ormai da tempo.

Novità riforma pensioni 2015, news 4 settembre: Renzi, Poletti e Padoan cambiano idea ma c’è tanta confusione, anche il Ministero della Salute andrebbe coinvolto

Il percorso verso quell’Isola che non c’è, che nella nostra metafora potrebbe rappresentare un provvedimento di riforma ‘sano’ e condiviso, è stato sovente illuminato dal presidente Damiano, che a forza di replicarlo ha saputo far attecchire nelle menti di tutti gli attori in gioco il concetto di flessibilità.

Oggi è più che mai abusato, l’obiettivo condiviso, come ricordato anche dal presidente della Commissione Lavoro al Senato Maurizio Sacconi, è comunque quello ‘di evitare il contributivo’ che come una mannaia sferzerebbe le aspirazioni e le speranze di migliaia di lavoratori. In una fabbrica, per tornare alla metafora di prima, sarebbe come abbassare di colpo il salario eliminando le ferie. Le ultime news sulla riforma delle pensioni aggiornate ad oggi 4-09 si concentrano dunque su un presunto cambiamento di prospettiva maturato in seno all’Esecutivo, che adesso starebbe pensando ad una manovra più soft per i lavoratori.

Il punto è che ogni passo andrà ragionato e ponderato. I cittadini sanno ormai perfettamente di non potersi aspettare nulla dal governo Renzi e sono pronti a tutto. Anche a trovarsi davanti l’ennesima manovrina firmata Padoan che per nulla inciderebbe sullo status quo.

Nel modificare la riforma Fornero, passata da ancora di salvezza a vaso di Pandora con la stessa velocità con cui un politico cambia fazione, bisognerà però tenere conto del concetto di aspettativa di vita.

E qui Renzi, Poletti and co dovrebbero affidarsi a tecnici esterni o comunque a gente che abbia ben presente come prevedere un’aspettativa di vita uguale per tutti sia di per se errato. E’ Paolo Ercolani su Pensioni Blog a sottolineare come al tavolo di riforma dovrebbe partecipare anche il Ministero della Salute: ‘La speranza di vita considerata dalla Legge Fornero è una media statistica e, come noto, l’uso di simili parametri può avere effetti discorsivi. Il generalizzato aumento dell’aspettativa di vita va verso una disparità dei diritti dei cittadini e quindi configura l’attuale normativa pensionistica come in costituzionale’. 

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