A breve si procederà alla nomina di 55 mila nuovi docenti, quelli della fase C. Sin da subito qualche giornalista d'inchiesta parla espressamente di personale 'tappa buchi' ma in verità per la Scuola pubblica, il personale in arrivo sarà un vero e proprio 'toccasana' per gli insegnanti già in ruolo.

La notizia più importante di questi giorni risulta però contrastare con i dati ufficiali inizialmente enunciati dal Premier Renzi.

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Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta. Quello che trapela da alcune fonti ben informate riguarda il fatto che per la quarta e ultima fase assunzionale i desiderata delle Istituzioni scolastiche non coincideranno con il personale selezionato dal Miur. Inoltre, ancora una volta così come è successo per la fase B, non è dato sapere quale criterio sarà adottato per stabilire l'ordine di collocamento dei neo docenti assunti.

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Nelle precedenti tre fasi (0, A e B) sono stati già 'arruolati' circa 38 mila insegnanti, cioè circa il 40% del contingente previsto dalla Buona Scuola. Questa ultima fase dovrebbe completare la totalità del personale previsto dalla nuova riforma, ma non riuscirà, nello stesso tempo, a non arginare il grave problema della 'supplentite'.

Quali aree disciplinari bisognerà potenziare?

In questi giorni il Ministero della Pubblica Istruzione ha emanato una Circolare chiarificatrice, riguardante l'acquisizione delle proposte per il nuovo organico funzionale al potenziamento dell'offerta formativa e didattica da parte delle scuole italiane.

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I nuovi docenti da assumere saranno 55 mila unità e la loro assunzione partirà dal prossimo 20 novembre. La novità di questa nuova fase attiene al nuovo modo di concepire il potenziamento; esso riguarderà, infatti, non le singole discipline o materie, distinte per classi di concorso, come tradizionalmente avviene, ma si parlerà di 'aree disciplinari' o 'settori d'intervento'. La nuova riforma parla espressamente del potenziamento di alcune discipline che ultimamente, dai dati statistici in possesso del Miur, fanno acqua da tutte le parti: matematica, musica, lingue, storia dell'Arte, le attività laboratoriali, le competenze tecnologiche e quelle informatiche.

Inoltre, si dovrà potenziare la prevenzione contro la dispersione scolastica, la discriminazione di genere - argomento oggetto di discussione in questi mesi - e il bullismo. In futuro il potenziamento dovrà tenere conto del Piano dell'Offerta Formativa Triennale dell'Istituto, il quale dovrà ogni tre anni perfezionare le proprie linee di intervento.

La legge del mercato, domanda e offerta: e se non coincidono?

A tal proposito, i campi di intervento che riguarderanno nel dettaglio l'offerta formativa triennale delle scuole del secondo ciclo saranno sette: umanistico, linguistico, scientifico, artistico - musicale, socio - economico, motorio e laboratoriale.

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Per il primo ciclo, invece, si riducono solo a sei. Un aspetto che fa discutere molto e che preoccupa tanto molti docenti precari e interessati a quest'ultima fase di assunzioni, riguarda il fatto che probabilmente non coincideranno le richieste avanzate dalle scuole italiane attraverso il loro POF d'Istituto con la reale disponibilità di insegnanti specializzati nelle varie discipline e rientranti nell'organico della fase C. Dal 10 al 15 ottobre le scuole dovranno inserire sulla piattaforma SIDI le aree disciplinari da potenziare e di cui si ha necessità, seguendo un ordine di preferenza, così come è avvenuto per i docenti durante la loro candidatura della fase B e C.

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A partire dal 20 novembre, poi, si dovrebbe iniziare con le assunzioni vere e proprie attraverso l'invio delle proposte, così come è avvenuto per la precedente fase. Anche questa volta, i ben informati, parlano di 7 mila docenti pronti a fare le valigie per andare a lavorare lontano dalla loro città di attuale residenza. 

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