La Francia vanta da sempre forme di lotta anche estreme per i diritti dei lavoratori e non è la prima volta che i dipendenti mettono in fuga i propri manager.

Era già successo nel 2013 con gli operai della Goodyear, famosa industria di pneumatici, ad assediare gli uffici della direzione e proteste feroci avevano riguardato nello stesso anno altre aziende simbolo del paese transalpino come la Peugeot-Citroën e la Renault. Ora i dipendenti dell'industria automobilistica tacciono mentre vedono la Fiat, Jeep e Alfa Romeo incrementare le vendite più delle industrie nazionali.

I fatti di oggi

Oggi è toccato ai vertici della compagnia di bandiera Air France che prevede esuberi per quasi 3000 persone. Alcuni manager sono letteralmente fuggiti, scavalcando anche le recinzioni dopo che i dipendenti, inferociti, avevano interrotto il Consiglio d'Amministrazione aggredendo i partecipanti fotografati con i vestiti lacerati.

Le fonti riferiscono di centinaia di operai decisi a dare la caccia ai propri superiori. A farne le spese in particolare il direttore generale Pierre Plissonnier e Xavier Broseta, vice direttore delle risorse umane.

L'azienda ha già comunicato la sua intenzione di procedere ad una denuncia mentre i sindacati per il momento esprimono rammarico.

I motivi dei dipendenti

A far scatenare i dipendenti è stata la rottura delle trattative con i sindacati per il nuovo piano industriale, con l'annuncio, venerdì scorso, di 2.900 licenziamenti per il prossimo biennio e dopo che i piloti avevano respinto la proposta di una compagnia low cost per le tratte brevi, per la paura di vedere le proprie condizioni lavorative deteriorarsi.

Dieci giorni di sciopero ai primi di settembre avevano fatto desistere il ministero dei trasporti, azionista di maggioranza della compagnia area Air France, dall'avviare il progetto della Transavia Europe, questo il nome scelto per la nuova azienda low cost. Il 3 luglio erano stati i controllori di volo francesi a scioperare con disagi in tutto il Nord Europa.

Anche questa mattina i lavoratori sono entrati in agitazione, alcuni soltanto qualche ora altri per l'intera giornata ,senza comunque pregiudicare i voli programmati.

Escluse infatti le cancellazioni anche se potrebbero verificarsi dei ritardi per disfunzioni ai check-in.

Il personale di terra sarà infatti il più colpito dai tagli, con 1.700 esuberi e sui social c'è già chi attribuisce la colpa di tutto ai piloti, colpevoli di aver bocciato un piano di produttività utile a tutti i lavoratori, mentre nei prossimi giorni il governo cercherà di tornare al tavolo delle trattative con i sindacati.

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