L'ottimismo sulle vicende economiche italiane aumenta con le buone notizie provenienti dall'Istat. Novità importanti nel mondo del lavoro: finalmente la disoccupazione scende al disotto del 12%. Le riforme, secondo Renzi, cominciano a dare i buoni frutti, e con l'aumento di 325000 posti di lavoro in più in un anno, l'Italia riparte verso lo sviluppo economico. Da segnalare l'unica nota in controtendenza, speriamo in modo provvisorio, rappresentata dall'aumento della disoccupazione giovanile, nella fascia di età tra 15-24 anni: l'aumento è 0,3%, si passa al 40,7% dal 40,4%.

Dati ISTAT

Gli occupati, sempre nella stessa fascia 15-24, sono aumentati dello 0,8% rispetto a luglio (+ 7000), e sempre su base mensile, il tasso di occupazione giovanile pari al 15,5% è aumentato dell 0,1%. Stima dei giovani disoccupati rispetto al mese precedente + 2,1% (+13000) L'incidenza giovanile di disoccupazione tra 15-24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,6% ( un giovane circa su 10 è disoccupato). Tale incidenza è aumentata nell'ultimo mese di 0,2%. Seguendo le segnalazioni Istat: crescita dell'occupazione di +0,1 di giugno, + 0,3 di luglio e + 0,3 di agosto.

La crescita misura i lavoratori alle dipendenze (+ 70000) in gran parte a termine (+ 45000). Nell'anno, l'occupazione è aumentata dell'1,5% ed il tasso di occupazione è di 0,9%. La nuova legge detta Jobs Act comincia a produrre buoni risultati, visto gli aumenti degli occupati nell'arco dell'anno. Gli occupati risultano essere 22,566 milioni.

Inattivi in calo

Per il ministro Poletti il mercato del lavoro si sta consolidando con un aumento degli occupati, calo dei disoccupati e diminuiscono gli inattivi cioè quelli che non cercano lavoro: tasso di inattività pari al 35,6%, meno 0,2%, su base annua meno 1,7% (- 248 mila persone inattive) e il tasso di inattività è lo 0,5%.

Le agevolazione di cui beneficiano i datori di lavoro, con sgravi contributivi fino ad 8000 euro per tre anni, incentivano le assunzioni a tempo indeterminato. Se poi a tutto questo aggiungiamo l'aumento degli ordini di acquisto per l'industria, oltre all'aumento della fiducia nelle istituzioni, il risultato è assicurato.

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