Nel mondo della Scuola l'opinione è unanime: le riforme dell'ex Ministro del governo Berlusconi Maria Stella Gelimini e la Buona Scuola di Matteo Renzi hanno rovinato la scuola. Per chi non lo sapesse la scuola italiana, prima che tutti ci mettessero mano, funzionava e bene, anzi dopo anni zoppicanti era riuscita a diventare efficiente e possedeva una modalità di reclutamento chiara e trasparente. Oggi le cose sono cambiate.

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Riforma Gelmini e Buona Scuola la rovina della scuola

Tutto il comparto scuola condanna da anni la riforma Gelmini che ha dato il via ad un uso indiscriminato di tagli, con una riduzione del numero degli istituti scolastici e del personale Ata e docente, mentre alla Buona Scuola si critica la possibilità data al preside di decidere chi lavorerà negli istituti e chi riceverà aumenti di stipendi.

Mentre la riforma Gelmini ha ridotto sensibilmente il numero di istituti e gli organici del personale docente e Ata, creando tanta disoccupazione e lasciando per strada migliaia di cittadini che, con stipendi da miseria erano ogni giorno in servizio nelle scuole italiane, la recente riforma Renzi, pur avendo avuto il merito di realizzare un corposo piano di assunzioni, anche a seguito dei tagli operati non solo nel governo Berlusconi ma anche in quello di Monti e Letta ha dovuto far migrare dalla propria Regione verso altre molto personale docente per entrare di ruolo, scontentando tutti coloro che non aspettavano altro che il sospirato posto fisso.

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Niente piano assunzionale personale Ata

La stessa premura di assumere il personale necessario alle scuole non l'ha avuto il governo Renzi: per il personale Ata ci si chiede perché, alla luce della sentenza europea che obbliga alla stabilizzazione dei precari storici, non è stata realizzato lo stesso piano di assunzioni per tale personale? Perché non creare anche per loro una graduatoria nazionale e rimediare nei tempi e senza oneri aggiuntivi per lo Stato, alle conseguenze della mancata assunzione di coloro che hanno il requisito dei 36 mesi, piuttosto che spendere e spandere in spese giudiziarie per rispondere ai migliaia di ricorrenti in tribunale?

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Oggi ecco la situazione della scuola italiana: edifici dissestati, mancanza di aule e laboratori, classi pollaio, a causa della legge di Stabilità dello scorso anno (art. 1 commi 332 e 333 l. 190/2014) per i tagli alla spesa pubblica mancano anche i collaboratori scolastici ed il personale di segreteria, per non parlare del fatto che con lo scaglionamento delle immissioni e la scadenza della fase C scarseggiano anche gli insegnanti.

La riforma della Buona Scuola ha portato solo alcuni vantaggi (organico aggiuntivo nelle scuole, le centomila assunzioni che sono però stabilizzazioni di chi già lavora) mentre ha creato molto caos e determinerà molti ricorsi per via giudiziaria (le decisioni dei presidi su chi assumere e chi verrà trasferito nella propria scuola, la modalità di attribuzione degli aumenti ai docenti).

Il caos è stato il termine più ricorrente affiancato alla scuola oggi, e questa volta non è colpa del personale: gli anni in cui la scuola funzionava e bene con un sistema di reclutamento limpido e trasparente sono passati, le graduatorie e i punteggi dei titoli più che del servizio sono l'unica forma di valutazione più vicina alla perfezione per stabilire se un docente è capace o no, l'unico modo per scegliere bene i propri docenti è attenersi ad una graduatoria per titoli nella scuola.

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Lo sanno tutti benissimo e solo con questo sistema verrà rispettata?

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