Il Governo sta cercando di stringere sulle Pensioni anticipate. L'incontro dei giorni scorsi tra il Presidente del ConsiglioMatteo Renziei due ministri interessati, quello dell'economia Pier Carlo Padoan e quello del Lavoro Giuliano Poletti, è servito a fare il punto della situazione e a studiare nuove soluzioni.L'obiettivo di fondo è quello di trovare una nuova strada per introdurre elementi di flessibilità alla legge Fornero, senza tuttavia appesantire i conti dello Stato: Renzi mira a discuterne nella prossima Legge di Stabilità, motivo per il quale studi e simulazioni stanno vagliando tutte le possibilità.

Alla fine la decisione sarà quella del Presidente del Consiglio. E sarà una decisione del tutto politica che andrà a scegliere tra due ipotesi principali.

Pensioni anticipate, ipotesi entrata in vigore nel 2018, dopo la Fornero

La prima, quella più probabile, consiste nell'immissione di elementi di flessibilità nella disciplina delle pensioni attuale. Come scrive Il Messaggeroinfatti, i lavoratori prossimi alla pensione di vecchiaia potrebbero lasciare il posto di lavoro fino a tre anni prima, purché abbiano versato contributi per almeno 35 anni e rientrino, nelle previsioni, in un assegno di importo compreso tra l'1,8 e le 2 volte le pensioni minime stabilite dall'Inps.

Dunque, la misura riguarderebbe le pensioni che non superano i mille euro mensili. Inoltre, sull'importo della pensione anticipata verrebbe calcolata una penalizzazione tra il 3 ed il 4 per centoper ciascun anno di anticipo.

Tuttavia la misura non riguarderebbe il 2016 e nemmeno il 2017, ma entrerebbe in vigore addirittura nel 2018: il motivo è squisitamente opportunistico perché si permetterebbe alla riforma Fornero di produrre tutti gli effetti per i quali è stata votata.

Nel 2018 il cosiddetto "scalone" della Fornero potrebbe considerarsi assorbito.

Pensioni, nel 2016 intervento sugli esodati e sull'Opzione Donna

Dal 2016, ed è la seconda possibilità, il Governo potrebbe andare incontro a quelle categorie di lavoratori svantaggiati, come gli esodati: la possibilità che sia varata una nuova salvaguardia, la settima, è molto probabile. Ma bisognerà valutare attentamente la platea dei beneficiari: i sindacati parlano di circa 50 mila persone, mentre un recente questionario dell'Istat, in collaborazione con il Senato, restringe il campo a non più di 1.200 contribuenti.

Tra le ipotesi di riforma c'è anche la conferma dell'Opzione Donna della quale ci siamo occupati nei giorni scorsi: tuttavia si pensa ad un'uscita anticipata a 63 anni con almeno 35 anni di contributi e ad un taglio di non meno del10 percento.

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