Cosa ne sarà dei lavoratori precoci e della Quota 41 insita nel decreto  857 Damiano- Baretta, dopo i diktat giunti dall'Unione Europea sono in molti a chiederselo. La riforma delle Pensioni e dunque tutto ciò che concerne la flessibilità e le misure a favore dell'uscita anticipata potrebbero essere influenzate dallo stop deciso giunto da Bruxelles. Solo frenando sui prepensionamenti, si dice nella relazione 2015 sull'adeguatezza delle pensioni, sarà possibile nel prossimo futuro assicurare un assegno pensionistico dignitoso anche ai giovani.

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Nella relazione fatta dalla Commissione Europea si incentivano le pensioni integrative e si sottolinea come per poter accedere alla quiescenza dovrebbero quantomeno essere stati versati, in modo continuativo, 40 se non addirittura 45 anni di contributi. La "giusta asticella" da porre ai 41 anni di contributi versati, 'sponsorizzata' da Damiano nel corso della puntata del 6/10 a 'Mi Manda Raitre', potrebbe essere a rischio miraggio? I lavoratori precoci sono chiaramente tra i più preoccupati, sebbene siano soddisfatti della visibilità mediatica raggiunta negli ultimi giorni.

Anche la Fornero, infatti, intervenuta in diretta a Ballarò, ha detto che la sua riforma "non è scritta nella pietra ed è ora modificabile", e che se oggi fosse al Governo cercherebbe di soddisfare le esigenze di alcune categorie di lavoratori come precoci ed esodati, sempre nell'assoluto rispetto dei conti pubblici.

Ultime notizie pensioni lavoratori precoci: Renzi seguirà il diktat dell'Ue sui prepensionamenti?

Il report diffuso dai tecnici di Bruxelles evidenziano l'importanza di ragionare adeguatamente sui criteri di uscita dal lavoro, il prepensionamento odierno, se troppo 'morbido', potrebbe incidere sulle future generazioni.

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Per questa ragione la Commissione Europea sottolinea, nella relazione, quanto sia necessario scongiurare qualsiasi tipo di pensione anticipata per coloro che non abbiano maturato almeno 40-45 anni di contributi, si dovrà tenere conto anche della continuità della carriera lavorativa. Si sottolinea, inoltre, la disparità di genere, gli emolumenti percepiti dalle donne sono nettamente, anche 40% in meno, inferiori rispetto a quelli degli uomini.

L'Ue chiede, dunque, in modo molto chiaro di bloccare ulteriori meccanismi di flessibilità al fine di assicurare una pensione in futuro anche ai giovani, e invita a rilanciare il mercato pensionistico privato.

I lavoratori precoci, che hanno comunque già versato 41 anni di contributi, quali possibilità reali hanno di poter vedere approvata la Quota 41 nella prossima Legge di Stabilità, che garantirebbe loro un'uscita dal lavoro senza penalizzazioni e indipendentemente dal limite anagrafico? Se il limite fosse 40 anni di contributi versati, forse la Quota 41 potrebbe ancora 'vedere la luce', se l'asticella passasse ai 45 anni, molti lavoratori si troverebbero a dover aspettare ancora a lungo per poter accedere alla quiescenza.

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Il premier Renzi cosa deciderà di fare? Seguirà il diktat imposto dall'Ue sui prepensionamenti o come per le tasse sulla casa, agirà di testa propria, senza ricevere imposizioni da Bruxelles? I pensionati, siamo certi, gradirebbero molto questa seconda presa di posizione da parte di Matteo Renzi.

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