Con la sentenza n. 20545 pubblicata il 13 ottobre 2015, la Corte di Cassazione interviene in merito alla legittimità del licenziamento di una dipendente che aveva utilizzato il cellulare concesso per ragioni di servizio dal suo datore di lavoroper ricevere ed effettuare telefonate inerenti la sua attività di ristorazione.

Visti i tempi della comunicazione web 2.0in cui viviamo, non ci si meraviglia molto se nello svolgimento delle attività lavorative spesso e volentieri ci si trova a dover utilizzare con il proprio smartphone social media come Facebook e Twitter, come strumenti per fare un po’ di pubblicità alla propria attività lavorativa.

E’ quello che avrà pensato la dipendente di Telecom che, forse per promuovere l’attività del suo ristorante, ha pensato di inserire il numero di fax e cellulare fornito dall'azienda sul suo profilo Facebook e sul suo sito-blog personale. L’idea evidentemente era anche quella di rendendosi maggiormente reperibile con ogni mezzo di comunicazione a sua disposizione ed in ogni momento della giornata.

Il risultato doveva esser una maggiore visibilità, ma quello che ne è conseguito invece è stato un licenziamento da parte della stessa Telecom che l’ha messa alla porta adducendo una motivazione piuttosto pesante: quella di aver arrecato grave danno alla stessa.

La lavoratrice-ristoratrice dopo il licenziamento dà il via all'azione giudiziale, presentando ricorso presso il Tribunale di competenza del proprio territorio di residenza.

La tesi della lavoratrice: licenziamento illegittimo

La lavoratrice dipendente-ristoratrice a sua discolpa sostiene che i suoi comportamenti non proprio improntati alla correttezza e al rispetto delle regole aziendali avrebbero dovuto esser puniti attraverso l’applicazione di una sanzione, cosi come prevede l’art.47, comma 1, lett.

F, del contratto collettivo nazionale del lavoro (C.C.N.L.).

Telecom, dal canto suo, controbatte che l’aver inserito i recapiti da lei forniti alla dipendente esclusivamente per ragioni di servizio, nel suo sito personale così come nel suo profilo Facebook ha nuociuto gravemente all’immagine della stessa società. Da ciò ne consegue che tali azioni dannose costituiscono fattispecie inquadrabili nell'art.

48, lett. B, del vigente c.c.n.l., che prevede appunto il licenziamento per fatti arrecanti "all’azienda grave nocumento morale o materiale".

Cosa ne pensa la Corte di Cassazione ?

La Corte di Cassazione ritiene che l’ indicazione del numero di telefono della società Telecom nel sito-bolg e sul profilo Facebook, in questo caso non costituisce un valido motivo per il licenziamento, posto la totale innocuità dell’iniziativa che al più può danneggiare la dipendente che potrebbe vedersi tartassata improvvisamente di telefonate, data l’enorme forza virale con cui i social media diffondono le informazioni.

Gli ermellini hanno infine sottolineato come ai fini della pronuncia della legittimità del licenziamento non basta la mera allegazione della sussistenza del danno ma occorre anche provare il “quantum” dello stesso e cioè le concrete ripercussioni che il comportamento poco corretto della dipendente ha prodotto sulla società. Accoglie cosi, in mancanza della suddetta dimostrazione, il ricorso della dipendente e dispone la reintegra immediata della stessa.

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