La sentenza n°178/2015 con cui la Corte Costituzionale ha imposto al Governo di provvedere all’aumento dei contratti per i lavoratori statali è stata recepita dal Governo. Infatti l’Esecutivo ha inserito in Stabilità una voce di futura spesa destinata ad adeguare i contratti alla sentenza e quindi al rincaro del costo della vita. Il Governo ha stabilito un piano di aumenti triennale, e quello che ha destinato per il 2016 è solo il primo step di un adeguamento dei contratti che terminerà nel 2018.

La somma di cui parliamo è di 200 milioni di euro, cifra che ai lavoratori e a tutti i loro rappresentanti sindacali non è piaciuta.

Cosa chiedono i lavoratori

La Legge Fornero, nata con il Governo Monti ha di fatto bloccato i contratti per i lavoratori del Pubblico Impiego per la bellezza di oltre 6 anni. Da quella Legge, entrata nel decreto “Salva Italia” di quel Governo tecnico, i contratti dei lavoratori statali, Scuola, Forza dell’Ordine, Amministrazioni Pubbliche e così via, rimase fermo agli importi del 2011, senza adeguarsi all’aumento dell’inflazione.

Fu un provvedimento varato per colpa della grave crisi di quegli anni, dello “Spread” altissimo che obbligò il Governo a varare misure di austerità che colpirono statali e pensionati. Un ricorso di presunta incostituzionalità di quella Legge, fu accolto dalla Consulta anche se solo parzialmente. In parole povere fu bonificato ciò che gli statali avevano perso negli anni precedenti (al contrario dei pensionati a cui sono stati concessi arretrati), ma fu intimato al Governo di provvedere allo sblocco dei contratti ed al loro conseguente aumento.

Il Governo ha quindi stanziato 200 milioni di euro che andranno a finire nelle buste paga di questi lavoratori. I numeri però sono evidenti, se si divide lo stanziamento tra i 3,2 milioni di lavoratori del comparto pubblico, si ottengono aumenti mensili di 7 euro lordi al mese, qualcosa come 20 centesimi al giorno. Il fatto che dal 2017 gli aumenti dovrebbero essere più corposi, non ha stemperato la delusione di molti lavoratori che chiedevano solo un’applicazione decente della sentenza.

Cosa succede adesso

Era scontato che a fronte di cifre così basse, i danneggiati non sarebbero stati fermi a guardare. Il 20 novembre è stato indetto uno sciopero del Pubblico Impiego per protestare contro l’esiguità dello stanziamento. La sigla che si è preso carico di indire lo sciopero è la USB Pubblico Impiego, ma anche i tre grandi Sindacati Nazionali, la CGIL, la CISL e la UIL minacciano manifestazioni. Secondo i sindacati, se le cifre restassero queste, parlare di sblocco dei contratti è ridicolo e va contro le cifre di cui si parlava subito dopo la pronuncia della Corte. I tecnici del Governo, ragionieri ed avvocati, nei giorni precedenti la sentenza, per persuadere i Giudici ad usare una mano meno pesante, valutavano il danno per le casse pubbliche in 35 miliardi di euro, necessari per adeguare i contratti.

Proprio per le cifre e forse per paura di una grave ricaduta sulle casse pubbliche, la Consulta evitò di concedere arretrati da pagareda parte dello Stato, ma alla luce dei 200 milioni stanziati oggi, la differenza con i 35 miliardi di cui si parlava è abissale. Giorni fa anche le Forza di Polizia e Vigili del Fuoco scesero in piazza chiedendo almeno 100 euro di aumento mensile già dal prossimo 1° gennaio, ma questo inizio di autunno si preannuncia molto caldo per il Governo.

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