Il concorso docenti, atteso da molti insegnanti precari, tarda ad arrivare e forse, con molta probabilitàormai slitta al 2016. Se il bando era atteso per i primi giorni di dicembre, come annunciato dal ministro Giannini, ormai siamo alle porte del nuovo anno e del concorso docenti non si sa ancora nulla. Il Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della ricerca) è in difficoltà soprattutto a causa della riforma delle classi di concorso.

I docenti attendono il bando: i numeri

Circa duecento mila docenti attendono l’uscita del bando per un totale di 66700 posti distribuiti tra infanzia, primaria, secondaria e sostegno così suddivisi:

  • 6800 Scuola dell’infanzia;
  • 15900 per la scuola primaria;
  • 13800 scuola secondaria di primo grado;
  • 16300 per la scuola secondaria di secondo grado;
  • 10900 per il sostegno.

Il Miur si trova in grande difficoltà organizzativa e a rallentare il lavoro è soprattutto la riforma delle classi di concorso, così il bando tanto atteso dai docenti slitta al 2016.

Riformare le classi di concorso non è operazione da effettuare in soli quindici giorni.

Le prove del concorso docenti

Vediamo nel dettaglio come si svolgeranno le prove, anche se queste informazioni sono ancora molto generiche e potranno essere suscettibili di modifiche. Si è parlato della prova preselettiva che riguarderà solo le classi di concorso di infanzia e primaria, che sarà svolta entro la primavera con l’obiettivo di assumere a settembre del 2016. Riguarderà competenze logistiche, comprensione del testo, competenze digitali e lingua inglese.

Una serie di sessanta domande a risposta multipla. Si passerà alla prima prova, che riguarderà tutti i gradi scolastici, basata su ventotto domande suddivise tra quelle a risposta multipla e quelle a risposta aperta, basate quest’ultime su brevi risposte. Il concorso termina con l’ultima prova, quella orale, che durerà quarantacinque minuti e sarà simile a quella del concorsone 2012, cioè basata su una lezione simulata.

In questa prova il candidato docente dovrà anche spiegare alla commissione la motivazione delle scelte didattiche.

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