Pesante il risultato di una indagine dell’OCSE sul nostro sistema previdenziale. L’OCSE, l’organizzazione per lo sviluppo economico europeo, è una istituzione importante per i paesi democratici e costituiti su una libera economia di mercato. Ecco perché il dito indice puntato contro la nostra Previdenza Sociale è sintomatico di uno stato di salute precario del nostro sistema. Gravi i dati su madri lavoratrici e giovani, ma forse questa per molti italiani non è una novità.

L’OCSE sui congedi per maternità

Sulla questione delle lavoratrici madri, secondo i tecnici dell’OCSE, l’Italia è tra i paesi che stanno messi peggio. Infatti, insieme al Portogallo, all’Islanda ma anche alla Germania, una lavoratrice che dopo una maternità sospende il lavoro (aspettativa) per 5 anni, in Italia, subirà il più duro contraccolpo quando andrà in pensione. In parole povere, subirà una decurtazione del proprio assegno pensionistico molto alta. Secondo questa analisi, nel 33% dei paesi che rientrano nell’OCSE, una aspettativa di 5 anni non influirebbe per niente sulle Pensioni future.

Il nostro sistema è particolare anche perché incentiva le donne a restare al proprio posto di lavoro anche con diversi figli da accudire perché, in questo caso, la pensione percepita quando arriverà il giorno sarà più alta. Altro punto a sfavore di noi italiani è il congedo parentale per la nascita del bambino. Il periodo di maternità concesso alle nostre madri lavoratrici è tra i più bassi d’Europa e si affianca ad un congedo parentale per i mariti padri ancora più basso.

Infatti, se confrontiamo una famiglia olandese con una della nostra penisola, le mamme potranno usufruire di un congedo per maternità uguale sia in Olanda che in Italia. Per i padri, invece, in Olanda vengono concessi gli stessi giorni della madre, mentre in Italia il congedo offerto è di una sola giornata di assenza dal lavoro.

Il sistema fa acqua da tutte le parti

Allarma anche il dato che, stando all’attuale sistema pensionistico, un giovane di 35 anni, quando andrà in pensione, prenderà una pensione più bassa di quella che prende il padre oggi.

Si tratta di un bel 30% in meno, proprio come uscito fuori anche da una analisi dell’Inps. In più, per andare in pensione, lo stesso giovane deve lavorare di più del padre e versare più contributi. Proprio sui contributi obbligatori, l’OCSE ha sottolineato come l’Italia, tra i suoi Stati membri, è quello dove la spesa per la previdenza è maggiore. Il sistema italiano rischia il collasso perché la spesa pubblica per le pensioni è elevatissima e molte delle più alte sono state concesse prima dei 60 anni. I dati dell’indagine ci pongono sulla stessa linea di Portogallo e Grecia, che guarda caso sono i paesi, insieme a noi, ad avere il più alto tasso di giovani disoccupati.

La situazione è ben lontana dall’essere risolta perché, sempre per l’OCSE, la sentenza sulla perequazione delle pensioni, quella della Consulta contro il blocco della Legge Fornero, produrrà ancora altri effetti in termine di spesa pubblica. L’Italia sta diventando un paese di vecchi, con persone over 65 che o sono costrette a stare al lavoro ben oltre l’età normale per la pensione, oppure se fortunati sono usciti dal lavoro presto e percepiscono pensioni ben più elevate dei contributi che hanno versato durante il lavoro.

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