Statisticamente, l’80% dei pensionati ha Pensioni sotto le 1.000 euro e di questi, molti hanno trattamenti integrati al minimo. Ciò significa che hanno pensioni intorno a 500 euro al mese o meno. Su questi assegni, che di norma spettano a pensionati con un background lavorativo di pochi anni, esistono misure che cercano di renderle quanto più dignitose possibili e che si basano sul reddito del pensionato e del suo nucleo familiare. Stiamo parlando del trattamento minimo e della maggiorazione sociale che, come sempre, ad inizio anno vengono rapportate all’aumento del costo della vita secondo gli indici Istat.

Pensioni minime per il 2016 fissate a 501,89 euro

Per il nuovo anno, l’integrazione al minimo delle pensioni è di € 501,89. Questo importo però non viene erogato a tutti perché varia in base al reddito personale del pensionato o a quello cumulativo con il coniuge. Il limite di reddito per vedersi assegnare l’integrazione al minimo, per il 2016 è lo stesso del 2015, cioè 6.524,57 se il pensionato è singolo. Per i coniugati invece le soglie salgono e variano in base all’anno di decorrenza della pensione.

Per pensionati che hanno redditi più alti, il diritto all’integrazione non viene perso, ma questa sarà diminuita in scala, cioè con l’aumentare del reddito. La soglia massima oltre la quale si perde il diritto all’integrazione è 13.049,14 sempre parlando di pensionato singolo. Per i soggetti con moglie, se la pensione ha decorrenza prima del 1994, l’integrazione non spetta con redditi cumulativi oltre i 32.622,85 euro, se invece è successiva la soglia scende a 26.098,28.

Per esempio, il pensionato con un assegno di 200 euro al mese, si vedrà aumentato lo stesso a 501,89 solo con redditi sotto queste soglie. Se lo stesso pensionato ha un reddito personale di 10.000 euro, la somma aggiuntiva concessa sarà solo di 234,50 euro calcolata sottraendo il reddito personale da 13.049,14 e dividendo il risultato per 13 mensilità.

Maggiorazioni sociali

Così come l’integrazione al minimo, anche l’istituto della maggiorazione sociale è a completo carico dello Stato e concessa nell’ottica di rendere più corposa una pensione che altrimenti sarebbe “da fame”.

La maggiorazione sociale erogherà per il 2016 un importo variabile tra i 25 ed i 136 euro al mese ai pensionati in base all’età degli stessi ed anche in questo caso in base a limiti reddituali prestabiliti. Infatti, un pensionato con età compresa tra i 60 ed i 65 anni non compiuti, con un reddito personale al di sotto di € 6.860,36 (12.682,27 se coniugato) percepirà la maggiorazione sociale di 25,83 euro al mese. Se l’età è compresa tra i 65 ed i 70 invece, il surplus è pari ad € 82,64 con redditi al di sotto di € 7598,89 se singolo o 13.423,80 se sposato. Per soggetti over 70 invece, è concessa la maggiorazione massima, cioè 136,44.

In questo caso il limite reddituale è fissato ad € 8.298,29 e ad € 14.123,20.

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