La disoccupazione giovanile in Italia è divenuta un vero e proprio problema. I dati diffusi di volta in volta dalle indagini e dalle statistiche sono sempre più allarmanti a tal punto che in fatto di basso tasso occupazionale e disoccupazione siamo secondi solo alla Grecia. Negli ultimi giorni è emerso un altro dato preoccupante: solo un laureato su due lavora dopo 3 annidal conseguimento del titolo. A renderlo noto è un’indagine condotta da Eurostat.

Poco più di metà dei laureati ha un’occupazione dopo tre anni dalla laurea

Mentre nel resto dell’Unione Europea la percentuale media dei laureati occupati è pari all’80,5%, in Italia solo il 52,9% di loro ha un’occupazione a tre anni dal conseguimento del traguardo. Un dato allarmante se si pensa che dopo di noi vi è la Grecia. Ma il dramma non riguarda solo i laureati in quanto i dati sono preoccupanti anche per i diplomati. Infatti, secondo i risultati diffusi da Eurostat, in Italia soltanto il 30,5% ha un lavoro dopo tre anni, mentre la percentuale sale al 40,2% per coloro i quali possiedono un diploma tecnico professionale.

Questi dati si contrappongono alla media europea del 59,8% e il 67% della Germania.

La media di giovani occupati a tre anni dal titolo è scesa di otto punti

Tra il 2008 e il 2014la media di giovani con un’occupazione a tre anni dal titolo nell'Unione Europea è calata dall’82% al 76%, dunque vi è stato un ribasso di otto punti. Per quanto riguarda la media totale in Italia, vi è stato un crollo di venti punti che è passato dal 65,2% al 45%.

Dunque, una netta differenza con la Germania dove invece è stato registrato un aumento delle percentuali dall'86,5% al 90% e con la Francia che è passata dall'83,1% al 75,2%. Insomma, la crisi economica che sta attraversando la nostra Nazione da ormai diversi anni sta iniziando a ripercuotersi seriamente sul mondo del lavoro. Infatti, sembra ormai più che evidente che investire in cultura, quindi conseguire una laurea e perfino un diploma, sia inutile ai fini di un futuro lavorativo “certo” o quanto meno stabile.

Si tratta di dati drammatici che dovrebbero farci riflettere e che, soprattutto, devono essere presi in considerazione in maniera seria in particolar modo da chi di competenza.

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