Il comunicato stampa del Consiglio dei ministri numero 102 decreta l’approvazione di un disegno di legge che prevede misure a favore della flessibilità dell’attività di lavoro subordinato, sia in relazione al tempo che al luogo di esecuzione: il cosiddetto lavoro agile.

Lavoro agie o smart working?

Ma è meglio riferirsi a questa tipologia d’attività come “lavoro agile” o come “smart working”? Sull’uso del termine si è recentemente espressa l’Accademia della Crusca che con il gruppo di studiosi “Incipit” (ovvero coloro che si occupano di vagliare e stabilire i neologismi ed i termini stranieri che entreranno a far parte della lingua italiana) ha valutato il termine “smart working”.

Gli accademici hanno ritenuto più utile e vantaggioso, soprattutto in termini di trasparenza e chiarezza, prediligere il termine italiano “lavoro agile” come perfetto equivalente di quello inglese.

Il disegno di Legge metterà un po’ d’ordine nell’applicazione di questa modalità di lavoro oggi regolata esclusivamente dalla contrattazione aziendale o da accordi individuali. Nel settore bancario per esempio, Banca Intesa ha fatto da apripista nella regolamentazione del lavoro agile con la contrattazione di secondo livello.

Lo scorso 10 dicembre 2014 sindacati ed azienda hanno raggiunto un accordo che si pone l’obiettivo di definire gli obiettivi aziendali, regolarizzare la modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, stabilire la durata del programma ed i criteri per potervi accedere o recedere.

Altro caso è quello di UniCredit. La banca guidata da Federico Ghizzoni, molto attiva anche nel campo del telelavoro, è stata tra le prime in Italia ad adottare questa metodologia di lavoro.

Il suo approccio però non è il risultato di un accordo sindacale quanto piuttosto di un’iniziativa aziendale unilaterale.

Garantire parità di trattamento tra i lavoratori

Alla base di questo approccio innovativo all’organizzazione del lavoro, in cui l’obiettivo dichiarato è quello di valorizzare la flessibilità e l’autonomia dei lavoratori dipendenti, il Governo ha voluto ribadire la piena e totale parificazione tra i lavoratori che prestano la propria attività lavorativa in modalità agile rispetto a chi la svolge in modalità tradizionale.

In sintesi non si potrà applicare un trattamento economico e normativo (anche in tema fiscale e di salute e sicurezza) inferiore a quello applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda. C’è da aspettarsi quindi che, ove le aziende non abbiano garantito uniformità di trattamento ai propri dipendenti, si dovrà obbligatoriamente intervenire per sanare le anomalie.

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