UniCredit agisce d’astuzia ed, in contemporanea con l’avvio della trattativa sindacale sull’esodo obbligato di qualche altro migliaio di lavoratori dichiarati in esubero, annuncia la riduzione dei compensi di alcuni membri del CdA. Con un comunicato stampa Unicredit informa che Presidente e Vice Presidenti (si perché in UniCredit melius est abundare quam deficer, sono presenti ben tre vice presidente) hanno chiesto al Consiglio che vengano ridotti del 40% i compensi loro spettanti quali membri del consiglio di amministrazione.

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Il presidente di Unicredit nel 2015 ha percepito più di unmilione e mezzo di euro

Giuseppe Vita, il Presidente di gran lunga più pagato del sistema bancario italiano con una remunerazione (quasi) 50 volte superiore a quella di un suo dipendente, ha annunciato di voler rinunciare a qualcosa come seicentomila euro lordi l’anno; attestandosi così ad una remunerazione circa 30 volte superiore a quella di un lavoratore medio di Unicredit.

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Un sentito grazie al Presidente, ma il divario rimane notevole; soprattutto se pensiamo che la media negli altri maggiori gruppi si attesta a quota 18.

Contrazione delle spese del board ci circa il 30%

Nel complesso il contenimento dei costi arriverà a poco più di un milione di Euro (stock option escluse); due e mezzo se consideriamo anche le riduzioni messe sul piatto dal CEO di Unicredit, J.P. Mustier.

Una mossa quella di UniCredit che sembra indirizzata alle organizzazioni sindacali chiamate in questi giorni a discutere l’ennesimo piano da “lacrime e sangue”: in quest’azienda ognuno sopporta la propria parte di sacrifici. Ma sarà proprio così?

Ricordiamo che i lavoratori stanno pagando da quasi due lustri un prezzo salato: esternalizzazione e delocalizzazione di attività, chiusure di sportelli e filiali, limitato ricambio generazionale, limite agli straordinari, azzeramento dei residui di ferie per evitare accantonamenti di fondi a bilancio, premio di produttività ridotto ai minimi termini e, ciliegina sulla torta, l’assorbimento degli aumenti contrattuali con la decurtazione delle “Ad Personam assorbibili”.

Ricordiamo poi che per i lavoratori la remunerazione corrisposta da UniCredit è l’unica fonte di reddito, per i componenti il CdA in oggetto questo è solo un “di cui”, e a volte anche del tutto marginale. C’è chi è presidente di Alitalia, chi svolge l’attività di avvocato, chi ha incarichi in ABI, insomma si comprende bene che che se i sacrifici ci sono, non sono certo equi. E’ invece importante che il contenimento dei costi venga attuato garantendo una reale e percepibile equità nei sacrifici a tutti i livelli aziendali, in assenza si rischia di provocare una allontanamento dal senso di appartenenza.

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