Il concorso a cattedre per insegnanti del 2016 prevederà anche la verifica della competenza linguistica in una lingua straniera. I docenti potranno scegliere tra inglese, francese, spagnolo e tedesco, tranne i candidati per la Scuola primaria che dovranno dimostrare la loro competenza in inglese.

Come sarà verificata la competenza linguistica

La competenza linguistica richiesta ai futuri docenti sarà il livello B2 del QCR, Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue. Nei prossimi giorni sapremo se i quesiti scritti in lingua straniera saranno uno o due.

La prima bozza del concorso ne prevedeva due, mentre il parere del CSPI, Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, obbligatorio ma non vincolante, suggeriva di limitare la verifica a un solo quesito. Le ultime dichiarazioni ministeriali fanno pensare che i quesiti rimarranno due. Inoltre è quasi certo che nel colloquio orale verrà confermata l'ipotesi di una domanda in lingua straniera.

Per aiutare i candidati a prepararsi alle domande in lingua previste dal futuro concorso, qualche editore sta già mettendo sul mercato alcuni strumenti formativi, anche gratuiti.

Per esempio dal 5 febbraio Orizzonte Scuola ha attivato l'iniziativa 'Avvertenze Generali in lingua straniera. In omaggio da Edises', grazie alla quale verranno pubblicate brevi esercitazioni costituite da domande e relative risposte, in Inglese e Francese, individuate come possibili argomenti della prova concorsuale.

Cosa cambierà nella scuola italiana

La verifica della competenza linguistica a livello B2 dei futuri docenti è un'importante novità per l'Italia, Paese in cui la conoscenza di una lingua straniera è ancora considerata da molti un 'valore aggiunto'.

L'ultima indagine di EF, Education First, poneva l'Italia al 27esimo posto sui 63 Paesi analizzati per il tasso di conoscenza dell'Inglese a livello B2. Il dato sta migliorando nel tempo, in particolare fra i giovani, ma la situazione linguistica italiana è ancora piuttosto arretrata rispetto alla media europea.

C'è da sperare che la selezione dei futuri docenti basata anche sulle loro competenze linguistiche possa aiutare i giovani a considerare la conoscenza delle lingue straniere come un normale patrimonio culturale, analogo alla capacità di leggere l'indice di un libro, e come una normale life skill, paragonabile alla capacità di orientarsi nella metropolitana di una città diversa dalla propria.Sarebbe questo un importante miglioramento della didattica che potrà diventare elemento di valutazione delle scuole, processo destinato a diventare un tassello fondamentale della capacità di offrire un adeguato servizio formativo.

I futuri docenti e la diffusione del CLIL

L'esigenza di una migliore competenza linguistica fra i docenti italiani è oggi molto sentita anche grazie alla lenta ma continua diffusione del CLIL, Content and Language Integrated Learning, cioè della modalità di insegnamento in lingua straniera di una materia tradizionale non linguistica (Storia, Scienze, Matematica, ecc.).

In Italia il CLIL è obbligatorio, dopo la Riforma Gelmini, in una sola materia nella sola classe quinta superiore. Esistono anche pregevoli esperienze di CLIL in alcune classi inferiori, comprese alcune primarie, ma purtroppo sono ancora situazioni isolate.

La selezione dei futuri docenti con competenze linguistiche B2 potrà più facilmente estendere il CLIL, rendendolo modalità didattica normale, come già avviene in molti Paesi europei.

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