Iniziano i lavori per la riforma delle pensioni che dovrebbe essere messa a punto per la prossima Legge di Stabilità. Indiscrezioni e notizie che sembrano fondate parlano di un incontro tra Nennicini e Boeri proprio per parlare della riforma previdenziale. Detto che la proposta del presidente dell'INPS per il momento sembra impraticabile, le due vie percorribili nonostante il loro costo e le problematiche relative alla copertura finanziaria, rimangono quelle di quota 100 e di quota 41. I due economisti sembrano d'accordo che tutte e due le situazioni siano da studiare, ma allo stato attuale delle cose sembra che quota 100 abbia scavalcato quota 41.
Sul primo tema esistono due vie simili, ma con leggere differenze: una sponsorizzata da Damiano e l’altra dalla Lega di Salvini. Diversa invece la situazione di quota 41, un provvedimento che qualche giorno fa è stato tema di una manifestazione importante da parte dei lavoratori.
Proposta dei Dem e della Lega
Ripristinare il sistema delle quote e permettere un'uscita flessibile dal lavoro al maturare di un requisito cumulativo tra età anagrafica e contributi versati. Questo in sintesi il meccanismo previsto da chiunque propone la famosa quota 100. Sul tema sono state depositate due proposte, una da parte del PD a firma del Presidente della Commissione Lavoro Damiano, ed un'altra dalla Lega Nord.
Le due proposte, anche se vicine, si discostano sul punto di massimo anticipo consentito per la pensione. Damiano farebbe partire la possibile uscita dal lavoro a 62 anni di età, non appena si raggiungono i 38 anni di contributi. Naturalmente più si alza l’età anagrafica minori anni di contributi sarebbero necessari. Infatti a 63 anni di età si uscirebbe con 37 anni di contributi e così via, fino ad arrivare a 65 anni e 35 di versamenti. La proposta prevede un minimo di 35 anni di contributi e di 62 anni di età. Per la Lega, requisiti meno stringenti e pensione a partire dai 58 anni di età con 42 di contributi. In definitiva per i DEM, sarebbe negata la pensione a coloro che si trovano sotto i 62 anni di età a prescindere dalla loro anzianità lavorativa, mentre per la Lega raggiungere la quota 100, per chi ha iniziato a lavorare a 16 anni, potrebbe essere fattibile.
Quota 41
Proprio la vicenda dei lavoratori che hanno iniziato in tenera età a lavorare è quella che è stata oggetto di una imponente manifestazione e che ha fato nascere numerosi comitati e gruppi di lavoratori. La quota 41, in parole povere, sarebbe il provvedimento che consente a chiunque raggiunga quella soglia di contributi versati di andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica. E' evidente che la proposta Damiano negherebbe a questi lavoratori, i cosiddetti precoci, di accedere alla pensione come da loro stessi proposto. Per la quota 100 di Damiano infatti si potrebbe uscire, come dicevamo, solo con 62 anni di età: nel caso specifico un lavoratore che ha iniziato a 16 anni, ammettendo che lavori continuativamente, a 62 anni si troverebbe ad aver lavorato per 46 anni.
Per la proposta della Lega invece, al raggiungimento dei 58 anni, questi precoci potrebbero uscire con 42 anni di contributi. Naturale cheper questa particolare categoria di lavoratori la quota 100 sarebbe penalizzante, ma se proprio dovesse essere questa la via scelta dal Governo la proposta della Lega sarebbe meno dannosa. Negli ultimi tempi sembra che il lavoro legislativo spinga verso quota 100 perché questo tipo di provvedimento abbraccia una più vasta platea di lavoratori, mentre la quota 41 è un provvedimento ad utilizzo esclusivo dei precoci, o quasi. Inoltre, per quota 100 sono previste penalizzazioni crescenti in base agli anni di anticipo con cui si esce, mentre per i precoci non è possibile applicare penalizzazioni.