"Abbiamo sollevato il problema della flessibilità delle pensioni per primi, con la proposta di legge 857 del 2013, e adesso siamo soddisfatti perchè questo argomento è finalmente entrato nell'Agenda politica del Governo", lo ha specificato il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano che, dopo la riapertura da parte dell'esecutivo del cantiere della previdenza continua a chiedere misure urgenti a favore dei cosiddetti lavoratori precoci.

Intervenire su Quota 41

Nonostante il Governo è ritornato a concentrarsi sulla flessibilità in uscita, infatti, non ha fatto ancora alcun riferimento su Quota 41; un intervento che potrebbe garantire il pensionamento di migliaia di lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi in giovane età.

La proposta avanzata dall'ex ministro del Lavoro Damiano, darebbe la possibilità a questa categoria di lavoratori di lasciare anticipatamente il lavoro dopo aver raggiunto almeno 41 anni di versamenti contributivi indipendentemente dall'età anagrafica e senza penalizzazioni.

Damiano chiede il confronto con Parlamento e sindacati

Si tratta di una misura su cui ancora il Governo Renzi non si è pronunciato; motivo che induce Damiano a chiedere un tavolo di confronto con il Parlamento e con i sindacati. Nei giorni scorsi, il deputato del Partito Democratico ha avviato una petizione con lo scopo di arrivare ad un accordo politico sulle questioni riguardanti i lavoratori precoci, la flessibilità in uscita, l'ottava misura di salvaguardia per gli esodati e il monitoraggio dell'opzione donna raggiungendo circa 20 mila firme.

"Quella che proponiamo è una manovra economica e sociale che libererebbe anche il tappo generazione che impedisce ai giovani di entrare nel mercato del lavoro", ha affermato Damiano concentrandosi in particolar modo anche sull'Ape, ovvero il nuovo meccanismo di pensione anticipata che darebbe la possibilità ai lavoratori di anticipare l'uscita a partire dai 62 anni di età con una penalizzazione massima dell'8%.

L'ex ministro del Lavoro, infatti, non approva la proposta di Giuliano Poletti, secondo il quale si dovrebbe intervenire con una soluzione socialmente equa. "Non possiamo togliere il 3% a tutti, ci sono differenze di reddito e ci sono disoccupati e occupati", ha concluso Damiano.