Ogni anno i dirigenti dello Stato di dividono una torta di 800 milioni di euro sotto forma di premi di risultato in aggiunta allo stipendio ordinario. Mentre si attendono i rinnovi dei contratti dei dipendenti statali, una partita che si gioca sul filo delle poche decine di euro, si scopre che i dirigenti della pubblica amministrazione intascano ogni anno circa 800 milioni in premi di risultato i cui criteri di erogazione risultano alquanto vaghi.

Il dato viene messo in luce da un rapporto della Banca d’Italia, curato da Lucia Rizzica e Roberta Occhilupo, che ha analizzato i ‘piani di performance’ sulla base dei quali vengono stabiliti i premi di produzione che tutte le pubbliche amministrazioni sono ora costrette a rendere pubblici.

I premi ai dirigenti statali sulla base dell’anzianità

L’entità dei premi intascata dai dirigenti statali non è neanche il particolare che suscita maggiore perplessità nel rapporto della Banca d’Italia. L’attenzione, leggendo tra le righe, cade sulle modalità con le quali questi premi vengono assegnati, che non dipendono dai risultati ottenuti nello svolgimento delle loro funzioni, ma esclusivamente dall’espletamento di una serie di attività amministrative e dall’anzianità di servizio.

Ci si aspetterebbe, infatti che un dirigente del ministero ottenga un premio di risultato in virtù del raggiungimento di un obiettivo di buona amministrazione connesso alla ‘mission’ del proprio ministero, e invece l’obiettivo assegnato è solo quello di partecipare ad un certo numero di riunioni o redigere una sufficiente quantità di relazioni.

In virtù di questi obiettivi astratti ed autoreferenziali, i 48 mila dirigenti statali intascano ogni anno premi che vanno dai 6.900 ai 32 mila euro, con ulteriori incrementi automatici del 6% l’anno in funzione della crescita dell’anzianità, in barba ad ogni criterio di tipo meritocratico.

Come cambierà l’assegnazione dei premi con la riforma della Pa

Gli annunci che ‘la pacchia sta per finire’ si susseguono da anni, inclusi quelli del ministro Brunetta che aveva dichiarato guerra ai fannulloni. Una guerra persa, evidentemente, se ancora oggi il rapporto della Banca d’Italia fotografa una situazione di conservazione granitica dello ‘status quo’ da parte di quella che sembra essere la vera ‘casta’ della Repubblica.

Ore ci prova il ministro Madia, che con la prossima riforma della Pubblica Amministrazione annuncia la creazione degli Oiv, gli organismi indipendenti di valutazione che dovranno fissare gli obiettivi per i dirigenti e valutarne il raggiungimento. I componenti degli organismi dovranno essere scelti all’interno di un albo nazionale, a garanzia della competenza e della indipendenza dei valutatori, peccato che, a quanto sembra, la scelta sarà affidata agli stessi dirigenti. Il controllato, quindi, si sceglierà il controllore. Ci sono tutte le premesse per perdere anche questa battaglia.