La riforma costituzionale, su cui gli italiani saranno chiamati a decidere il 4 dicembre 2016 attraverso il referendum, è forse uno dei temi più dibattuti e discussi degli ultimi tempi.

Le argomentazioni portate avanti dai sostenitori del "No" continuano a scontrarsi con quelle che, invece, sono esposte dai pionieri del "Sì". Tra questi ultimi, Sara De Carli, per il sito "Vita.it", ha avuto la possibilità di intervistare Annamaria Parente, senatrice del PD e promotrice della rete di comitati "Basta un Sì - Per lo Sviluppo e il Lavoro".

Questo coordinamento nazionale ha come obiettivo quello di chiarire e approfondire i contenuti in materia di lavoro del nuovo Titolo V della Costituzione.

Secondo la senatrice, la gente è così presa da questioni che hanno a che fare con la mancanza del lavoro, la disoccupazione e la crescente povertà, al tal punto da non essersi fermata abbastanza a pensare come, in realtà, la riforma influirebbe su questi aspetti della propria vita.

Nel nuovo testo della riforma, infatti, viene riconosciuta la potestà legislativa esclusiva allo Stato su previdenza sociale, tutela e sicurezza sul lavoro.

In questo modo - spiega la Parente - servizi e politiche del lavoro non solo avranno una valenza costituzionale ma, cosa più importante, diventeranno un diritto che lo Stato dovrà garantire a tutti i cittadini. Stando a quanto affermato dalla senatrice, non ci sarà più confusione sul tema dell'occupazione, e ogni lavoratore avrà gli stessi diritti e doveri a prescindere da residenza e/o posizione geografica.

"Oggi, per esempio, abbiamo 20 leggi diverse in materia di tirocini e apprendistato. La qualifica di apprendista del Veneto non vale in Lazio - ha dichiarato la senatrice napoletana - il disoccupato che in una regione beneficia di un assegno di ricollocazione, se si trasferisce in una regione dove non c’è il servizio, perde il suo diritto alla fruizione".

Inoltre, come si apprende dall'intervista, a beneficiare di questo nuovo sistema saranno anche le imprese che, a differenza di quello che è accaduto fino ad ora, faranno affidamento su un'unica legislazione (uguale per tutti e senza nessuna differenza di trattamento).

E a coloro che rivendicano un eccessivo centralismo a discapito anche - e soprattutto - delle regioni più avanzate, la senatrice del PD risponde dicendo che non sarà così. Le regioni, infatti (specie quelle con più risorse), potranno promuovere servizi e formazione in aggiunta a quelli che lo Stato dovrà garantire di base al resto del Paese.

In questo modo le regioni italiane che sono sempre state attive in materia di lavoro, formazione e inclusione sociale potranno continuare sulla loro strada (integrando le loro misure alle risorse messe a disposizione dallo Stato), mentre a quelle che fino ad ora sono rimaste indietro (come le realtà del meridione) verrà garantito un livello minimo essenziale, così come a tutto il territorio nazionale.

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