Un emendamento presentato dalla Commissione Lavoro di Damiano ha avuto il via libera per essere inserito in Legge di Bilancio. Opzione donna, la misura che consente alle donne di anticipare il pensionamento a 57 anni e 7 mesi con 35 di contributi, ha avuto il via libera alla sua estensione dalla Commissione Bilancio. La misura nata nella Legge di Stabilità dello scorso anno, fissava la data di maturazione dei requisiti al 31 dicembre 2015. Molte delle escluse, i comitati ed i gruppi di lavoratrici, hanno spinto il Governo nella direzione di un protrarsi della sperimentazione di questo scivolo anticipato verso la pensione.

L'emendamento approvato ieri 23 novembre, sposta al 31 luglio 2016 la data di maturazione del requisito dei 57 anni e 7 mesi di età.

Corretta una anomalia dello scorso anno

L'aumento dell'età necessaria per la pensione che deriva dall'aumento dell'aspettativa di vita ha innalzato il tetto da raggiungere per le Pensioni ed in particolare anche per questa misura. Proprio i 3 mesi aggiuntivi rispetto ai 57 anni, hanno tagliato fuori dall'anticipo le donne che compivano 57 anni e 3 mesi nell'ultimo trimestre del 2015.

Per esempio, una donna nata il 31 agosto 1958 che a fine 2015 si trovava con 35 anni di lavoro alle spalle, ha potuto sfruttare questo anticipo di pensionamento. All'opposto, una lavoratrice nata il 1° settembre nel 1958, nonostante abbia anch’essa 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015, non ha potuto sfruttare l'opzione. Una anomalia evidente che adesso sembra sia stata corretta. La lavoratrice esclusa avrebbe dovuto lavorare ancora molti anni, per arrivare ai 41 e 10 mesi previsti per la pensione anticipata INPS.

In alternativa avrebbe dovuto aspettare 66 anni e 7 mesi di età che sono il requisito anagrafico da raggiungere per la normale pensione di vecchiaia. Adesso, grazie all’estensione del provvedimento ormai approvato, anche le donne nate nell’ultimo trimestre del 1958 (1957 per le lavoratrici autonome), potranno usufruire di questa possibilità.

Guida alla misura

L’età anagrafica di uscita, cioè i 57 anni, va adeguata, come dicevamo, all’aspettativa di vita.

In parole povere, se in base alla norma dello scorso anno, le lavoratrici avrebbero dovuto maturare 57 anni e 3 mesi, per l’anno prossimo bisogna arrivare a 57 anni e 7 mesi. Ecco perché l’estensione ha fissato la data per raggiungere il requisito anagrafico al 31 luglio 2016, proprio per detonare i 7 mesi in più necessari per via dell’aspettativa di vita. Abbiamo sottolineato che entro il 31 luglio va raggiunto il requisito anagrafico, perché per quello contributivo resta la data del 31 dicembre 2015.

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In definitiva, una lavoratrice che decide di optare per l’anticipo dovrà aver compiuto 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, mentre dovrà aver chiuso i 35 anni di contributi il 31 dicembre 2015. Vengono confermati i meccanismi di calcolo della pensione, cioè con il sistema contributivo che significa penalizzazione di assegno, nonché le finestre mobili. Una dipendente nata il 31 dicembre 1958, che quindi il 31 luglio ha completato 57 anni e 7 mesi di età, inizierà a percepire la pensione dal 1° agosto 2017, in virtù del meccanismo delle finestre mobili che ne spostano la decorrenza della pensione di 12 mesi (18 per le autonome) dalla maturazione dei requisiti.

Dalla relazione allegata al provvedimento si evincono anche le cifre di quanto percepiranno le pensionate. Si parla di tagli medi di assegno pari al 18%, per cui una lavoratrice dipendente dovrebbe riuscire a percepire 1140 euro al mese di pensione (€ 775 per le autonome).

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