Potrebbe essere un percorso ad ostacoli dall'esito non scontato quello che molti lavoratori in età avanzata si troveranno ad affrontare per poter fruire della quiescenza anticipata prevista nella Manovra 2017. Le soluzioni allo studio presentano infatti diverse precondizioni, la cui conseguenza porterà a limitare la platea di coloro che riusciranno ad accedere alle agevolazioni. È quanto succede per i disoccupati, che potranno avvalersi dell'APE a partire dall'inizio di maggio 2017 tramite la tutela "social" con il raggiungimento dei 63 anni di età ed un minimo di 30 anni di versamenti.

Un limite che differisce di un decennio rispetto ai criteri dell'Ape volontaria (che resta però più costosa) e che rischia di penalizzare proprio chi ha avuto una carriera discontinua. Via libera anche ai precoci, che potranno uscire con l'ormai nota quota 41. Anche in questo caso però vi è un limite che potrebbe limitarne l'adesione, ovvero il fatto di aver acquisito almeno un anno di contribuzione prima dei 19 anni di età. Mentre non appare ancora chiaro se i requisiti contributivi potranno essere calcolati tenendo conto dei versamenti figurativi ricevuti durante la fruizione degli ammortizzatori sociali.

Riforma pensioni e Manovra 2017: per l'APE sociale vincoli simili alla Naspi

Bisogna poi considerare che i parametri per coloro che risultano disoccupati in età avanzata prevedono il raggiungimento di specifiche opzioni. Rientrerà nella tutela chi ha subito il licenziamento per giusta causa (oppure è arrivato ad una risoluzione consensuale del contratto ottenuta durante la conciliazione obbligatoria di legge, una procedura prevista dal nostro ordinamento per evitare di ingolfare i tribunali).

Bisognerà poi aver concluso la prestazione di disoccupazione da più di 90 giorni. La misura del pensionamento anticipato tutelato non sarà quindi disponibile per coloro che hanno scelto di lasciare il proprio lavoro su base volontaria, mentre chi si trova in disoccupazione dovrà attenderne la fine per poter accedere all'APE.

Pensioni anticipate: uscita volontaria con 20 anni, ma la penalizzazione resta alta

L'alternativa per i lavoratori che non riescono a centrare i requisiti dell'Ape sociale consiste nel ricorso alla cosiddetta volontaria. Un provvedimento che abbassa drasticamente il requisito contributivo (portato a 20 anni di versamenti), ma che richiederà al contempo di effettuare una rinuncia piuttosto impegnativa sul valore del futuro assegno.

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Le stime diffuse dallo stesso Governo parlano di un addebito tra il 4,5% ed il 4,7% della rata, per un periodo di almeno due decenni. Il tutto per poter ricevere un anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi. Una penalizzazione che potrebbe far desistere in molti dalla richiesta di prepensionamento. Diverso ancora il caso nel quale sia l'azienda in stato di crisi a farsi carico del costo per l'uscita anticipata, una possibilità che però ancora una volta risulta preclusa nei casi in cui non si sia già fruito delle agevolazioni sociali previste dalle leggi sul lavoro.

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