Le Pensioni oltre che parte integrante della manovra finanziaria che sta per terminare il suo iter parlamentare, sono uno dei capisaldi della Legge di Bilancio. Oltre alle novità normative per chi dovrà andare in pensione nei prossimi anni, cioè l’APE o la quota 41, il pacchetto pensioni prevede interventi sulle pensioni già in essere. Nella Conferenza Stampa post approvazione della manovra da parte della Camera dei Deputati, Renzi ha confermato interventi sulle minime, con aumenti tra i 30 ed i 50 euro al mese.

Che ci crediate o no, il Governo ha davvero programmato un intervento in questo senso, ma le cifre di cui parla il Premier sarebbero lontane dalla realtà e ci sono già delle associazioni di lavoratori, come “50&Più” di Confcommercio che lo confermano e ne contestano l’apparato. In definitiva gli interventi sono sulla quattordicesima, il bonus sulle minime e l’estensione della no tax area e il quotidiano "La Repubblica" nella sua edizione on line, pubblica tabelle riassuntive molto dettagliate.

Differenze inaccettabili tra dipendenti ed autonomi

L’intervento più rilevante sulle pensioni minime appare essere l’estensione ed il potenziamento della quattordicesima mensilità. Si tratta di quella mensilità aggiuntiva che fino al 2016 veniva percepita dai pensionati con assegno fino a 752 euro lordi al mese. Dal prossimo anno, chi la percepiva già se la vedrà aumentare, mentre rientreranno anche le pensioni fino a 1.000 euro lorde al mese.

La quattordicesima, con importi variabili in base ai contributi versati ed in base al lavoro svolto, viene erogata nel mese di luglio. Una discriminazione evidente era e resta quella tra lavoratori dipendenti ed autonomi. Per ottenere l’importo pieno di quattordicesima, per un lavoratore dipendente sono necessari oltre 25 anni di contributi, mentre per gli autonomi oltre 28. Il meccanismo a scalare è identico, per cui gli altri scaglioni sono quelli di 15 anni e tra 15 e 25 anni per i dipendenti, soglie che salgono a 18 e tra 18 e 28 per gli autonomi.

Anche gli aumenti previsti dalla Legge di Bilancio saranno erogati in base a questa discriminazione e su questo che le associazioni sono in disaccordo. In definitiva, i pensionati con redditi fino a 752 euro al mese, cioè quelli che erano già beneficiari della quattordicesima, percepiranno 437, 546 o 655 euro di quattordicesima, in base ai contributi versati. Per i nuovi beneficiari, quelli che vi rientreranno per la prima volta, avranno le cifre senza gli aumenti previsti quest’anno, cioè 336, 420 o 504, sempre in relazione agli scaglioni.

Bonus e no tax area

Le novità sulle minime, non si fermano alla mensilità aggiuntiva di luglio.

Il Premier ha parlato di un aumento pro capite tra i 30 ed i 50 euro al mese. Il bonus dovrebbe seguire lo stesso meccanismo differenziale delle quattordicesime, con i 3 scaglioni e la solita discriminante per gli autonomi. Fino a 15 anni di contributi versasti, o 18 per gli autonomi, gli aumenti saranno di 8,41 al mese, per salire a 10,50 euro per lo scaglione medio e a 12,58 per lo scaglione massimo. A conti fatti, l’incremento medio calcolato su tutti gli scaglioni saranno intorno ai 10 euro pro capite, ben lontani dagli 80 euro di cui si parlava inizialmente ed anche dai 30, 40 o 50 euro di cui ha parlato il Premier.

Per le pensioni che per la prima volta rientreranno nel target della quattordicesima invece, le cifre dovrebbero essere più alte, con un aumento medio tra gli scaglioni di 35 euro al mese. Non meno importante appare l’estensione della no tax area, che dal 2017 sarà a beneficio di pensionati sotto i 75 anni con pensioni fino a 8.125 euro annue. Per questi, esenzione totale delle imposte sul reddito, quindi dell’IRPEF. Essendo collegata al reddito, questa agevolazione si baserà sui classici scaglioni IRPEF, pertanto in soldoni, si tratta di un beneficio di 5 o 6 euro al mese per redditi fino a 15.000 euro, per scendere man mano che sale il reddito.

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